Manduria: anche Romina Power contro la condotta sottomarina, la Regione fa uno “strano” passo indietro, ma lo scarico resta

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Una condotta sottomarina che dovrebbe (o doveva) trasportare i reflui in mare. Questo il progetto originario per il territorio di Manduria tanto criticato dai cittadini. Nel corso degli ultimi mesi, molte sono state le proteste e gli appelli sul web e in televisione ma anche semplicemente per strada per evitare che quegli scarichi finissero concentrati li.

“Si ai depuratori, ma non con lo scarico a mare” – è sostanzialmente l’appello dei cittadini, troppo ignorato dai politici e persino mal interpretato da alcuni che si chiedevano come mai una popolazione protesta per un depuratore. Il problema è molto semplice: la depurazione, specie se prevede il riutilizzo dei reflui depurati in agricoltura, è importantissima, ma la creazione di una condotta sottomarina o comunque di scarichi che finiscono al mare non solo deturpano potenzialmente il paesaggio di un territorio a grande vocazione turistica, ma possono compromettere la qualità delle condizioni ambientali e la modifica considerevole degli equilibri biologici. I cittadini di Manduria chiedono solo di evitare che vengano costruiti nuovi scarichi. Non ne hanno bisogno. A loro sostegno persino Romina Power. Che il messaggio entri in quella “capocchia” di politici e giornalisti, troppo spesso sordi.

Dopo le proteste, durate da tempo in quel di Manduria, negli ultimi giorni, la Giunta regionale ha disposto la modifica del recapito finale dell’impianto di depurazione consortile di Sava- Manduria come previsto dal vigente Piano di Tutela delle Acque, modificandolo da “mare, mediante condotta sottomarina” a “suolo (trincee disperdenti, in solco naturale), più riuso”, con il cambiamento dei limiti tabellari dello scarico finale da “tabella 1” a “tabella 4 + riuso”.

Il depuratore quindi utilizzerà un sistema integrato di riutilizzo agricolo e ambientale dei reflui trattati, che saranno in “tabella 4”, attraverso la costruzione di condotte dall’impianto alla rete irrigua del consorzio dell’Arneo e con due diversi bacini di accumulo delle acque trattate, da attivare in successione tra loro, con il complementare scarico del troppo pieno sul suolo e lo scarico di servizio/soccorso in solco naturale.

“Risolviamo così l’annosa questione dello scarico del depuratore di Sava-Manduria, non costruendo la condotta in mare e procedendo al riuso delle acque per usi agricoli e civili”spiega il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano – “evitando sprechi e possibili inquinamenti e dando una mano a ridurre il prelievo dai pozzi e la salinizzazione della falda in un periodo storico in cui la desertificazione è il vero pericolo da affrontare anche alle nostre latitudini”.

Tuttavia, la nuova delibera non sembra affatto calmare le acque: nel contenuto della delibera di giunta regionale numero 1150, approvata martedì scorso con oggetto «Piano di Tutela delle Acque: modifica recapito finale dell’impianto di depurazione a servizio dell’agglomerato di Sava – Manduria» è  infatti scritto quanto segue:

“modifica del recapito finale dell’impianto di depurazione consortile a servizio dell’agglomerato Sava – Manduria … da “mare, mediante condotta sottomarina” a “suolo-trincee disperdenti/mare+riuso”. 

Nello specifico, viene precisato che:

“Detto confronto, ha dato corpo ad una soluzione alternativa di recapito dei reflui trattati nell’impianto consortile a servizio dei Comuni di Sava e Manduria e, a regime, delle Marine di Manduria, da realizzare in località Urmo di Manduria, che prevede il superamento dello scarico dei reflui trattati in tab. 1 mediante la programmata condotta sottomarina, attraverso un sistema integrato di riutilizzo agricolo ed ambientale dei reflui trattati in tab 4 e con i requisiti di cui al DM. 185/2003 per il riuso in agricoltura, attraverso la realizzazione del collettamento dall’impianto depurativo alla rete irrigua di titolarità del consorzio di bonifica Arneo e di due diversi bacini di accumulo delle acque trattate, da attivare in successione tra loro, con il rispettivo complementare scarico del troppo pieno sul suolo e scarico di soccorso/emergenza in mare, mediante un solco naturale sfociante in battigia”.

La condotta sottomarina, ovvero il “tubo” nei fatti, non dovrebbe più essere realizzato, ma gli scarichi, di fatto ci saranno eccome. Uno “scarico di soccorso/emergenza in mare mediante un solco naturale” per la precisione. La rabbia e l’indignazione per la popolazione del territorio, di nota vocazione turistica, è tanta.

La rabbia e l’indignazione proseguono. Solo poche testate giornalistiche locali hanno diffuso le immagini delle proteste ed articoli a firma di persone indignate per quanto accaduto e per quanto sta accadendo a Manduria. In altre località pugliesi, come a Torre Calderina, il progetto della condotta sottomarina tra Bisceglie e Molfetta sembra stia proseguendo nonostante le proteste di attivisti ambientalisti e semplici cittadini che anche in quel caso chiedevano e chiedono che i reflui vengano riutilizzati in agricoltura piuttosto che scaricati in mare attraverso progetti milionari.

Per quanto riguarda Manduria, anche una delegazione dei comitati No Tap di Melendugno, era presente ieri tra i circa tremila manifestanti. La Power ha diffuso su Instagram alcuni scatti che linkiamo qui sotto:

A Torre Colimena solidale con il popolo. #noaldepuratore #Manduria #Avetrana #Sava #Salento #mare #pulito

Un post condiviso da Romina Power (@rominaspower) in data:

un altro scatto fotografico diffuso su Instagram:

A Torre Colimena con l’avv Francesco Di Lauro difensore dell’ambiente #noscaricoamare #manduria #Avetrana #Sava

Un post condiviso da Romina Power (@rominaspower) in data:

una foto della protesta diffusa su Facebook:

DEPURATORE CONSORTILE
Al termine di questa giornata vorrei ringraziare quanti hanno partecipato all’ennesima…

Pubblicato da Alessandro Scarciglia su Domenica 16 luglio 2017

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