Seu: 16 casi in Puglia in pochi giorni. Al setaccio anche acque potabili ed alimenti. Medici invitano alla calma.

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La sindrome emolitico uremica colpisce soprattutto i minori e si manifesta con dissenteria e vomito. Molti casi sono stati registrati in Puglia in questi giorni. Gli esperti: “Situazione sotto controllo, ma ecco come evitare il contagio”. Nel mirino dei tecnici regionali il sistema di depurazione regionale.

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Seu: sale a sedici il numero dei casi registrati negli ultimi giorni in Puglia. L’ultima a risultare colpita dall’infezione batterica è una bambina di soli 11 mesi di Calimera, in provincia di Lecce. Come riporta anche Il Fatto Quotidiano in un articolo diffuso online, a distanza di nemmeno 24 ore era stato colpito un quindicenne di Brindisi.

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Nonostante questo, non si tratterebbe di un’epidemia. Lo rassicurerebbero i medici locali. Anche se in Italia i casi di sindrome emolitico uremica normalmente non salirebbero che ad una quarantina all’anno. 

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La Seu, è provocata da una infezione intestinale causata dal batterio escherichia coli che, colonizzando nell’intestino, libera la verocitotossina la quale, entrando nel circolo sanguigno, arriva ai reni. Proprio per i possibili danni ai reni e al sistema nervoso è bene prestare molta attenzione ai sintomi. I sintomi comprendono dissenteria, sangue e muso nelle feci, senso di debolezza, mancanza di appetito e pallore. 

L’allerta è stata diramata in tutta Italia e le strutture ospedaliere pugliesi stanno affrontando la situazione.

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Le zone interessate sono il litorale di Bari, la costa ionica della provincia di Taranto, il Salento e la zona di Brindisi. I sintomi accusati da tutti sono più o meno gli stessi: dissenteria con sangue e muco nelle feci, dolore addominale, pallore, astenia, vomito. Le indagini del Laboratorio nazionale di riferimento per il batterio batterio escherichia coli presso l’Istituto Superiore di Sanità, sui campioni biologici relativi ai primi due pazienti, hanno permesso di diagnosticare un’infezione da Vtec 026, verocitotossina. Da quando è scattata l’allerta, l’Osservatorio epidemiologico regionale pugliese sta conducendo analisi per capire quale possa essere la causa dell’infezione.

Se inizialmente si è focalizzata l’attenzione sul trattamento scorretto di alcuni alimenti come il latte crudo, adesso i controlli si sono estesi praticamente ovunque: dalla filiera alimentare a quella zootecnica, sino alle acque di balneazione e a quelle potabili.

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Anche se l’acqua di mare sarebbe da escludere.

In un caso, quello di Calimera, i biologi starebbero analizzando le acque di un pozzo dal quale i genitori attingevano acqua per lavarsi.

Sempre come riporta il Fatto Quotidiano, “l’elemento comune nei pazienti sarebbe stato il consumo di anguria, panini imbottiti di carne cotta sui furgoncini e insalata. Sulle angurie, in particolare, c’è il sospetto che siano state lavate con acqua contaminata”. 

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