Addio ai “viaggi della speranza” per i malati di tumore alla vescica in Puglia: all’Istituto Oncologico farmaci che uccidono cellule tumorali del carcinoma uroteliale

Una nuova tipologia di terapia che potrebbe consentire ai pazienti pugliesi di evitare viaggi straordinari “della speranza” alla ricerca di una cura adeguata: è quanto sviluppato presso l’Istituto Oncologico “Giovanni Paolo II” di Bari in merito alle problematiche legate al carcinoma uroteliale delle vie urinarie. 

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Come riportano anche alcune testate giornalistiche, la soluzione alternativa consiste in una nuova terapia farmacologica successiva al trattamento chemioterapeutico. Il nuovo farmaco sarebbe infatti in grado di uccidere le cellule tumorali dall’interno.

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Riguardo il tumore della vescica sono stati individuati i seguenti fattori di rischio: fumo di sigaretta (che costituisce il principale fattore di rischio), esposizione cronica alle amine aromatiche e nitrosamine (frequente nei lavoratori dell’industria tessile, dei coloranti, della gomma e del cuoio), eventuali radioterapie che hanno coinvolto la pelvi, l’assunzione di farmaci come la ciclofosfamide e la ifosfamide e l’infezione da parassiti come Bilharzia e Schistosoma haematobium, diffusi in alcuni paesi del Medio Oriente (Egitto in particolare).

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Nel frattempo, l’Agenzia Europea per i farmaci ha espresso parere favorevole all’approvazione di pembrolizumab, terapia anti-PD-1, per il trattamento di pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico. Pembrolizumab è raccomandato per il trattamento del carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico nei pazienti adulti trattati in precedenza con chemioterapia con platino e per quelli non eleggibili alla chemioterapia contenente cisplatino. La raccomandazione verrà ora esaminata dalla Commissione Europea per l’autorizzazione all’immissione in commercio nell’Unione Europea. Passi in avanti contro una forma di neoplasia che ogni anno causa la morte di 145.000 persone nel mondo.

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