“Bari Antica” – 1^ Puntata: il Castello normanno-svevo – VIDEO del documentario

Il Castello di Bari, recentemente soggetto ad ulteriori interventi di restauro ha visto la riapertura di alcune stanze sottoposte a restauro e al contempo all’arricchimento con reperti archeologici. La presenza di queste novità ci ha permesso di riscoprire buona parte del castello, che ha radici almeno normanno-sveve (anche se in realtà la struttura sorge probabilmente sui resti di un’antica città bizantina) offrendoci ancora oggi spunti e dettagli importanti per ricostruire la lunga Storia dell’edificio.

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Su questo simbolo storico della città di Bari si basa la prima puntata della nuova rubrica “Bari Antica“, realizzata da Nick Ferrara con lo scopo di documentare la parte storica ed archeologica del territorio di Bari. L’ingresso del castello di Bari presenta ancora oggi un originale portale ogivale duecentesco con alcuni elementi fitomorfi, animali, creature fantastiche e in alto al centro un’aquila con una lepre tra le zampe, chiari simbolismi dell’Imperatore Federico II. Le pietre dell’ingresso, molto differenti da quelle della restante superficie esterna del castello, oggetto di un restauro con la tecnica del “scuci e cuci” che vide la sostanziale sostituzione delle pietre, all’epoca molto danneggiate. L’ingresso federiciano risulta quindi una delle parti più antiche dell’esterno del Castello di Bari.

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Archi a tutto sesto con incroci a crociera e persino capitelli “arabeggianti” di stile saraceno con chiara influenza araba accolgono i turisti all’interno del castello di Bari. Il soffitto, caratterizzato da un capolavoro della tecnica di costruzione, con vestibolo a tre navate e volte a crociera. Ad un certo punto, ci incuriosisce la presenza di alcune colonne in granito africano. Dalle fessure della stanza è visibile quella sotterranea oggi adibita a gipsoteca, mentre proseguendo è possibile giungere al portico, caratterizzato da altri capitelli, che poi porta al cortile del castello. Anche in questo caso, i capitelli presentano elementi fitomorfi e creature intagliate.

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Di fronte è possibile invece notare la Cappella dedicata a San Stanislao, risalente all’epoca rinascimentale, quando Bona Sforza, nata Vigevano nel 1494, ed educata nel castello di Bari, divenne nel 1517 regina di Polonia e moglie del re Sigismondo I il Vecchio. Vi è quindi anche anche un’inevitabile influenza polacca di stampo rinascimentale riconoscibile dal timpano e dall’oculo. I lavori promossi all’epoca da Bona Sforza furono poi firmati con un’incisione ancora oggi visibile ma probabilmente più in risalto in epoche passate.

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Saliamo le scale a doppia rampa, anch’esse di epoca rinascimentale, entrando al primo piano. Qui, le stanze rimodernate ospitano oggi un museo con foto d’epoca, reperti archeologici e alcuni modelli in scala. Due stanze attigue che uniscono l’epoca aragonese a quella angioina espongono oggi delle ceramiche maioliche. L’esposizione comprende anche una collezione di ceramiche graffite padane (provenienti dal nord Italia), le ceramiche del Butto e le e ceramiche invetrate “Bari-type” provenienti quindi dalla Puglia e in buona parte dallo stesso territorio barese e databili tra il XV secolo ed il XVI secolo. VIDEO:

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Il tetto è stato sostituito, eppure qualcosa di antico è stato volutamente risparmiato dall’intonaco: uno stemma dei Pappacoda, famiglia nobile napoletana. Entriamo quindi nella sala di Bona Sforza, caratterizzata da finestre per lo più bifore affiancati da resti affreschi che si affacciano al cortile. Una di questa, quella centrale, presenta due rilievi cinquecenteschi raffigurante due misteriose figure, enunchi mori reggicortina. Dall’altro lato della stanza, invece, camini antichi e aperture dalla forma tonda, di epoca rinascimentale. Decori, sculture, lastre, iscrizioni sono invece esposti nella Sala Normanna, chiamata anche sala degli “errati Lapidei“. Oltre all’esposizione, risultano interessanti anche i capitelli e i resti degli affreschi sopravvissuti nei secoli. Il nostro percorso prosegue poi all’interno della Torre dei Minorenni. Qui, tra il XIX e il XX secolo, fu adibito un carcere femminile. Oggi in queste stanze dove un tempo furono rinchiuse le fanciulle, sono esposti ulteriori reperti di valore storico. Preziosi cimeli, di cui una spilla, forse appartenuta proprio a Bona Sforza. Nel piccolo museo, un’esposizione di antiche monete di bronzo di epoca bizantina, i follis.

Arriviamo quindi alla gipsoteca, una collezione di 130 repliche di opere storiche riprodotte con il gesso, tra questi spicca anche una fedele riproduzione del Colosso di Barletta, la grande statua meglio nota localmente come Eraclio. Tornando nel cortile, in una stanza adiacente ad esso adibita occasionalmente come sala proiezioni, è possibile notare la presenza di un altro curioso affresco. Prima di andar via, all’ingresso del castello, notiamo la presenza dello stemma dei Borbone, ultimi veri “inquilini” della storica struttura, frequentata dagli stessi tra il XVIII ed il XIX secolo.

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Nonostante il restauro e la riapertura delle stanze, il tutto non andrebbe interpretato come una riscoperta definitiva della struttura: la presenza di scavi stratigrafici dimostrerebbe infatti la prova dell’esistenza di manufatti anche più antichi dell’epoca normanna. Dalle stesse immagini sono poi evidenti piccoli ma curiosi dettagli della parte più profonda della struttura antica, come l’archetto ben visibile nella parte esterna e i sotterranei interni in parte riportati alla luce. Sotto il castello Normanno-Svevo di Bari ci sarebbero i resti di un’antica città bizantina con tanto di cappella dedicata a Sant’Apollinare. C’è quindi ancora tanto da scoprire.