Tassa rifiuti calcolata anche per garage e cantine, “presa in giro” in tutta Italia ai danni dei cittadini scoperta dal pugliese L’Abbate. Ecco come richiedere il rimborso

Di fatto, è solo grazie al parlamentare pugliese Giuseppe L’Abbate se in questi ultimi giorni si è scoperto qualcosa di incredibile in tutta Italia riguardante la “tassa rifiuti“: la vicenda della tassa dei rifiuti che sarebbe stata gonfiata in modo illegittimo da molti Comuni. Il ministero dell’Economia emanerà a breve una nota con i chiarimenti sulla giusta applicazione della tassa, con le modalità per chiedere gli eventuali rimborsi.

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Una vera e propria presa in giro ai danni di migliaia di cittadini italiani, da nord a Sud, scoperta grazie al deputato pugliese del Movimento 5 Stelle. La vicenda ha scatenato una enorme polemica e disagio tanto da essere affrontata dal governo centrale ed oggetto di servizi nei canali televisivi nazionali.

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Ad ottobre 2016 ho presentato una interrogazione parlamentare per sollevare il problema dell’errato calcolo della “quota variabile” della Tari, la tassa rifiuti” ricorda l’Abbate in un post diffuso sulla sua pagina facebook.com/GiuseppeLAbbateCittadinoA5Stelle. Il link all’interrogazione: https://goo.gl/99GVzC.

“La Tari,” – prosegue L’Abbate“infatti, si compone di due quote: una fissa, in funzione dei metri quadri degli immobili, e una variabile che dovrebbe cambiare in funzione del quantitativo reale di rifiuti prodotto ma che, in mancanza di strumentazioni adeguate, i Comuni calcolano in rapporto ai componenti dell’utenza.

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Quel che è accaduto è che, per quanto concerne le #pertinenze (ovvero i garage, i box, le cantine, le mansarde, le soffitte, etc..), tanti Comuni hanno inserito nel conteggio anche la quota variabile per ognuna di esse: quindi una famiglia composta da 4 persone diveniva magicamente di 5 se possedeva un box, di 6 se deteneva anche una cantina, di 7 se vi era anche una soffitta nella propria utenza domestica.

Basta un esempio, preso da una bolletta di un contribuente a far comprendere la portata dei possibili rimborsi: circa 70 euro l’anno pagati ingiustamente dal 2014, in pratica quasi 300 euro totali!

Un errore sollevato anche da Il Sole 24 ORE ma che ha avuto un chiarimento solamente dopo la risposta alla mia interrogazione data dal sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta

https://goo.gl/MxNmir

Per verificare se nel tuo Comune la Tari è stata calcolata in maniera errata ti basterà, pertanto, prendere una bolletta della tassa rifiuti e controllare se oltre all’utenza “domestica” principale sono presenti altre voci “domestica – accessorio” e se è presente il valore “tariffa variabile”. Qualunque cifra riportata è, dunque, #ILLEGITTIMA.

Per fare ricorso, sarà sufficiente protocollare o inviare per raccomandata a/r, al Comune che ti ha richiesto il pagamento in eccesso in questi anni, un modulo con la copia delle bollette pagate ingiustamente. Trascorsi 90 giorni, se non si è ottenuta risposta o se è stato esplicitato un diniego, puoi fare ricorso alla Commissione tributaria locale.

Qui trovi il #MODULO FAC-SIMILE da presentare al tuo Comune: https://goo.gl/sBQpbD

Se non ci riesci, inviami la tua bolletta in privato e ti risponderò appena possibile!

Intanto, per trovare tutti i materiali e fare i dovuti approfondimenti leggi qui:

*Per la Tari i cittadini pagano più del dovuto*
https://goo.gl/nonV7a

*Il Governo boccia i Comuni sul calcolo della Tari* https://goo.gl/Laejk2

*L’errato calcolo della Tari* 
https://goo.gl/X75o8W

*Scopri quanto hai pagato in più di Tari* 
https://goo.gl/vWZfJz” – conclude L’Abbate nel post.

Nel corso di una breve intervista del Tg1 al consigliere dell’Ordine dei Commercialisti di Roma, si precisa che per individuare eventuali calcoli errati della Tassa Rifiuti, basterebbe “verificare nell’ambito della parte in determinazione se anche sulle pertinenze (garage, box…) sia stata determinata la quota variabile in base al numero degli occupanti“.