8 marzo: all’Ospedale San Paolo di Bari screening gratuiti sui fibromi uterini

L’Ospedale San Paolo di Bari ha aderito all’Open Day sui fibromi uterini, che si terrà l’ 8 marzo p.v., offrendo prestazioni gratuite, direttamente erogate dal reparto di Ginecologia e Ostetricia, oltre alla diffusione di un opuscolo informativo sulla tematica inviatoci dall’Osservatorio.

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I leiomiomi dell’utero, più comunemente fibromi dell’utero o fibromiomi dell’utero, sono le neoplasie benigne più frequenti nelle donne in età fertile. Più fibromi possono colpire la stessa paziente (fibromatosi o leiomiomatosi uterina) e le loro dimensioni possono variare considerevolmente (da pochi centimetri fino a formazioni singoli o multiple occupanti gran parte dell’addome). Sono neoplasie benigne composte da cellule che originano dal tessuto muscolare liscio che compone il miometrio e da una quota variabile di tessuto connettivo e matrice collagene. Appaiono come formazioni solide, biancastre, sferiche o poli-lobulate; possono localizzarsi all’interno dell’utero (cavità endometriale), nello spessore della sua parete muscolare (miometrio) o crescere verso l’esterno (perimetrio e spazi pelvici). Benché spesso asintomatici, i leiomiomi dell’utero sono talora responsabili di sanguinamento uterino atipico, algie pelviche, disturbi urinari, infertilità e aborto ricorrente.

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Non esistono cure mediche efficaci. L’utilizzo di sostanze quali i GnRh analoghi, che inducono una menopausa artificiale temporanea, non è efficace né consigliabile se non nell’ottica di una preparazione all’intervento chirurgico in casi di anemia grave. Il loro trattamento è necessario in caso di crescita o di disturbi come dolore pelvico, senso gravativo addominale o compressione su organi vicini soprattutto la vescica e l’intestino (la paziente in tali casi riferisce crampi addominali, ripetuti stimoli a urinare (pollachiuria) soprattutto di notte, stitichezza o mal di schiena. Il trattamento dei fibromi è anche necessario in caso di rapido accrescimento, sanguinamenti anomali come perdite emorragiche (metrorragia) o mestruazioni abbondanti (menorragia) o infine, se si rendono responsabili di ripetuti aborti.

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L’intervento di asportazione dei fibromi (miomectomia) può avvenire mediante il tradizionale intervento in laparotomia (apertura dell’addome), mediante laparoscopia (utilizzo di sonde endospiche attraverso incisioni cutanee ridotte) o, in casi di fibromi che si sviluppano all’interno della cavità uterina (fibromi sottomucosi), con tecnica isteroscopica attraverso la vagina e il collo uterino.

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Anziché essere asportato il fibroma può venire ridotto di dimensioni fino alla cicatrizzazione completa attraverso l’embolizzazione dei vasi che lo irrorano. Viene impiegato un catetere fatto progredire dall’arteria femorale, situata all’inguine, sino ai vasi tumorali sotto guida radiologica (quindi un approccio molto simile a quello della coronarografia). Una volta raggiunte le arterie tumorali da trattare vengono iniettate delle microsfere (embosfere) che le chiudono. Nel tempo (occorrono dai 6 ai 12 mesi a seconda delle dimensioni del fibroma) si assiste alla necrosi coagulativa della massa e alla sua successiva sostituzione con tessuto cicatriziale che ingloba anche le microsfere.