In caso di governo M5S-PD, i dem quali “garanzie” chiederebbero?

Un governo Lega-M5S sarebbe più che giusto visto il risultato elettorale ma considerato improbabile. Lo dicono in molti, ma non la maggioranza degli italiani che, secondo un recentissimo sondaggio, si direbbe favorevole ad avere un governo condiviso tra Di Maio e Salvini piuttosto che un megainciucio tra moderati di centrodestra e centrosinistra (di fatto perdenti) o altre alternative (come ad esempio un governo M5S-PD).

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Ultimamente, dimissioni di Renzi a parte, il Partito Democratico resta ancorato all’idea di “fare opposizione“, così come rimarcato da alcuni noti esponenti nazionali. Per il Partito Democratico, la batosta ricevuta dalle elezioni del 4 marzo 2018 rappresenta il momento di sedersi ai banchi dell’opposizione ed assistere ad un potenziale governo Lega-M5S anche se, a detta del reggente Martina (ex Ministro e temporaneo sostituto di Renzi) “non staremo a guardare” anche perché un “governo Lega-M5S rappresenta un pericolo per la nazione“.

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Lungi da poter comprendere cosa accadrebbe nel caso (a quanto sembra improbabile) di un governo a larghissime intese Leu-PD-Lega-FI-FdI, resta da chiedersi se il PD sia realmente intenzionato a restare all’opposizione o ad offrirsi come parte di un governo a trazione M5S. Attualmente, l’ipotesi sembra difficile da concretizzarsi, ma anche Salvini, dall’altra parte, sembra in difficoltà in un centrodestra che non appare convinto nel sostenere l’ipotesi di un governo assieme al M5S. Se per Berlusconi sarebbe necessaria un’intesa coi Dem o Matteo (Salvini, ndr) ci taglia fuori, per un giornalista come Marco Travaglio, sarebbe opportuno che i piddini si alleino con il M5S, anche se:

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““Di Maio” – scrive Travaglio – “sta facendo sforzi sovrumani per complicarla o impedirla (la nascita di un esecutivo Pd-M5s-Leu ndr). Infatti continua a ripetere che sul programma non si tratta perché l’hanno scelto gli elettori; sui ministri non si tratta perché li hanno scelti gli elettori; e ovviamente non si tratta neppure sul premier (lui), perché l’hanno scelto gli elettori. Dimentica sempre di precisare: i suoi elettori. Che sono tanti. Ma non tutti. Arrivare primi (come lista) con il 32,7% significa partire favoriti per l’incarico di formare un governo (anche se Mattarella potrebbe iniziare col centrodestra, cioè con la prima coalizione, sempre che non si sfasci nel frattempo). Ma non conferisce il diritto divino di fare un governo con i voti altrui, per giunta gratis”.

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Detto questo, dunque, almeno secondo Travaglio, sarebbe più opportuno che i pentastellati si mettano d’accordo con i dem. Facciamo finta per un attimo che sarà così, resterebbe da chiedersi cosa hanno in comune queste due forze politiche. Da una parte abbiamo chi ha governato in tutti questi anni, dall’altra, invece, abbiamo chi in tutti questi anni si è opposto praticamente ai maggiori tentativi di riforma promossi prima dal governo Letta, poi da quello Renzi ed infine da Gentiloni (per il quale non sarebbe escluso un secondo incarico vista l’instabilità politica).

Dunque, mettendo da parte la visione di Travaglio, a noi sembra che i dem non siano affatto disposti a fare da “stampella” al M5S. Piuttosto chiederebbero garanzie. Dopo la caduta di Berlusconi avvenuta nel 2011, subentrò dapprima un governo guidato da Mario Monti (membro della Commissione Trilaterale e del gruppo Bilderberg, entrambi organismi internazionali non democratici fondati dal petroliere David Rockefeller), poi, dopo le elezioni, si insediò Enrico Letta (dal 2015 membro della Commissione Trilaterale, membro del comitato esecutivo e vicepresidente dell’Aspen Institute Italia e partecipe al Gruppo Bilderberg presso Chantilly, Virginia, USA) poi Matteo Renzi (che propose la riforma costituzionale, bocciata dagli italiani) ed infine Paolo Gentiloni.

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In tutti questi anni, il PD ha promosso una riforma costituzionale bocciata nel referendum del dicembre 2016 che prevedeva tra le altre cose l’introduzione della clausola di supremazia del governi nei confronti delle Regioni (meno poteri decisionali per le singole regioni, alla faccia dell’autonomia), non si è opposto alla Tav in val di Susa nonostante le proteste dei cittadini, non ha ridiscusso i trattati, non si è opposto al TTIP e al Ceta, non ha discusso sull’Euro, sulla sovranità monetaria, sulla NATO (che non serve più a nulla perché la Russia non rappresenta un pericolo ma un partner come tutte le altre nazioni del mondo). Il PD è quel partito che non si è opposto alle trivellazioni petrolifere, al gasdotto in Puglia, all’acciaieria. Non ha risolto l’emergenza xylella e non si è opposto alle sanzioni contro la Russia. Il PD, infine (ma ce ne sarebbero ben altre cose da ricordare!) è quel partito che ha abolito l’Articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che non ha discusso sul reddito di cittadinanza. Un partito con una evidente connotazione pro-Unione Europea e ispirata al liberalismo del Partito Democratico degli Stati Uniti. Se si considera inoltre l’alleanza delle ultime elezioni con Emma Bonino, sarebbe di fatto possibile immaginare un ritorno dell’Imu.

L’ex Ministra Bonino (quella sostenuta da Soros e che ammise di aver chiesto all’Europa di far restare tutti i migranti sbarcati qui da noi) aveva infatti valutato l’ipotesi di reintrodurre la tassa sulla prima casa. E’ logico: senza sovranità monetaria, un qualsiasi governo non sarà che costretto a stringere sempre più la cinghia. Aldo Moro, come ha ricordato lo stesso parlamentare PD Gero Grassi nel corso di un’intervista,  fu l’unico a stampare 500 lire cartacee senza passare dalla banca d’Italia. Poi fu ucciso. Anche Kennedì stampò senza passare dalla Federal Reserve. Il governo, per funzionare, dunque, ha bisogno di sovranità….e di molto coraggio. Sovranità che sino a tutti questi anni è venuta a mancare. Se il PD parlasse di questo argomento, forse riuscirebbe a rendersi più convincente di quanto non lo sia stato dalla sua nascita sino ad oggi. Solo adesso, Martina parla di un “assegno per tutte le famiglie”. Perché non ci abbiano pensato prima quando erano al governo, per il momento, resta un mistero.

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La Lega, invece, almeno ufficialmente, chiede un abbassamento delle tasse anche a costo di sforare il 3% imposto dai burocrati europei perché l’interesse deve anzitutto essere nei confronti degli italiani. Tra i vari punti nel programma leghista, anche posizioni favorevoli alle energie rinnovabili e alla difesa dei prodotti tipici. Tra le sue file, Salvini ha candidato anche Borghi e Bagnai, famosi per le loro posizioni euroscettiche a favore della sovranità monetaria. Si tratta di gente competente. Anche se scettica nei confronti del reddito di cittadinanza, la Lega si è dimostrata disponibile ad un dialogo con il Movimento 5 Stelle. Un governo Lega-M5S, inoltre, rappresenterebbe meglio la maggioranza degli italiani del nord e del sud Italia, vista e considerata la svolta leghista al nord ed il boom indiscusso del M5S nel meridione. Paradossalmente, abbiamo delle forze antisistema che promuovono programmi effettivamente più di sinistra di quelli di una presunta sinistra che non fa altro che partecipare a cortei antifascisti fingendosi comunisti ma svendendosi poi a logiche capitalistiche di stampo statunitense, senza risolvere il problema dell’immigrazione clandestina che troppe volte costringe i migranti a veri e propri schiavismi. Ma niente da fare, per gli “intellettuali” e i “professoroni”, la Lega è “un pericolo” e i piddini sono “più buoni“.

Tuttavia, polemiche ed osservazioni a parte, resta da chiedersi: in caso di un governo M5S-PD, i piddini, visto che “non resteranno a guardare” cosa chiederanno in cambio a Di Maio? Chi vi vivrà vedrà. Speriamo comunque che, visto il risultato elettorale, si possa considerare il programma del M5S nella sua interessa visto che in realtà, Lega e M5S non sono che il prodotto del fallimento dei moderati e scagliarsi contro di loro non ha alcun senso, piuttosto, occorre sedersi attorno ad un tavolo e tornare a parlare dell’Italia e degli italiani. Se ci sarà un governo M5S-PD, anche senza Renzi sarà un governo con chi negli ultimi anni ha già avuto la possibilità di governare, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Comunque vada, il M5S ha diritto di governare perché è il primo partito d’Italia. Speriamo possa governare senza coloro che in tutti questi anni hanno danneggiato gravemente il tessuto sociale ed ambientale del nostro paese. Tanti auguri a Di Maio.