Barletta: 40 anni di carriera per il disk jockey Paky Mele, il racconto di Nino Vinella “Erano gli Anni Settanta…”

Erano gli Anni Settanta di questa Italia che va. Mitici, favolosi, stregati, addirittura narcotizzanti. Per qualcuno. Tormentati, difficili, addirittura violenti e comunque tutti da vivere fino in fondo. Per qualcun altro. Anche da noi. Anche qui a Barletta…” – comincia così il racconto del giornalista Nino Vinella, inviato anche alla nostra redazione.

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Anni Settanta. Anni di piombo. Anni della tensione. Ma anche anni di usi e costumi in rapidissimo cambiamento. Gli anni di una moda così: look pantaloni a zampa di elefante e hot pants mozzafiato. La “disco music” come colonna sonora nelle discoteche, radio libere, emittenti private. Quella musica dai dischi in vinile, oggi pezzi di modernariato sulle bancarelle dei mercatini. Ma allora ruggenti utensili da lavoro per chi, girandoli sui piatti, ne otteneva emozioni e trasmetteva sensazioni. Anche forti. Perfino sexy… Erano loro, i disk jockey degli Anni Settanta: personaggi mitici, semidei dell’oscurità o dell’intrigante penombra nelle piste da ballo dove ti scatenavi o ti dondolavi nei corpo a corpo con la tua dolce metà a limonare in piedi. Ma sempre a tempo di quella musica, giusto?”

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“Anni Settanta. Poi vennero gli Ottanta. Seguiti dai Novanta. Ed oggi siamo ai Duemila. Quattro decenni di una vita, per dirla con Nino Manfredi, “che manco t’arivorti è già finita”. C’è chi, di tutto questo intero quarantennio, è stato a modo suo un testimone, uno “spettattore”, mezzo attore (anche protagonista) e mezzo spettatore di quel mondo musicale e di queste epoche – a precipizio – della nostra vita”.

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“Lui è Paky Mele, da me raccontato varie volte sulla stampa e che con me ha stabilito un intreccio basato proprio sul giornalismo. Lui, Paky Mele, è stata “la notizia”, il personaggio da raccontare, “l’idolo delle discoteche nostrane” come titolò La Gazzetta del Mezzogiorno in una mia corrispondenza. Con Paky, nel 1977, demmo vita, insieme a tanti altri temerari e giovanissimi, a quell’esperimento che abbinava Radio Barletta Stereo ai primissimi giornali radio cittadini e, caso strabiliante almeno qui da noi, alla pubblicazione di periodici regolarmente stampati in tipografia, letti, venduti fra informazione di approfondimento e suggestioni…”

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“Erano gli Anni Settanta. Quando la famiglia di Nico Ricatti mi propose di uscire con un periodico stampato per pubblicizzare Radio Barletta Stereo, di anni ne avevo appena compiuti ventitré ed ero giornalista pubblicista solo dall’anno prima. Ma io, giovanissimo e dunque temerario, accettai: nacque così “GR 103” (dalla frequenza in mhz sulla quale si trasmetteva) nel primo numero come “Barletta notizie” ma già dal secondo regolarmente in edicola a cadenza bisettimanale come “Cronache dal Comprensorio Nord Barese”, quell’ente fra più Comuni, papà (o nonno?) amministrativo dell’attuale nostra Provincia”.

“Fu un’esperienza scintillante, spumeggiante, arrembante: eravamo una bella squadra, andavamo negli studi di via Renato Coletta, ultimo piano (l’ottavo, spesso salito anche a piedi con l’ascensore rotto!) dove trasmettevamo e dove lui, Paky Mele, mixava fra musica suonata e rubrica scritta sulle novità discografiche in uscita, aveva i baffi da tricheco, fumava le Gauloises e piaceva da morire alle ragazze. Che per lui impazzivano al Gixi, al Bla Bla, poi al New York, dovunque in delirio”.

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“Questo accadeva nella prima metà del 1977. Su quelle onde medie di frequenza tutta spumeggiante, nella tendenza della moda musicale Anni Settanta, vennero flash, premi, riconoscimenti. Alti, nazionali, importanti: il 22 marzo 1978 a Paky Mele fu ufficialmente conferito a Siena da Renzo Arbore big star il massimo dei premi per un dj, quel “Pick up” tutto d’oro oggi riconsegnato alla memoria pubblica: visto che questo strumentino (la puntina del giradischi) è oramai un assoluto vintage, sconosciuto ai più giovani. Ma allora era quell’affare piccolo piccolo, quasi invisibile, senza del quale, però, la musica sarebbe rimasta intrappolata dentro quella scatola magica lì…”

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“Paky Mele personaggio barlettano e pugliese di fama in tutta Italia, dunque. Festeggiamenti, il mio articolo nella pagina Spettacoli della Gazzetta, la popolarità, il successo. Allora ed anche oggi, al bar per una chiacchiera semiseria, Paky ricorda e si racconta così: “Mi chiamarono ed organizzammo subito la comitiva per salire da Barletta a Siena. Fu un viaggio lunghissimo. Nemmeno una settimana era passata dal rapimento di Aldo Moro… Da polizia e carabinieri, con le nostre facce e vestiti come eravamo, fummo fermati ai posti di blocco dovunque e perquisiti, da Barletta a Siena, non mi ricordo più nemmeno quante volte. Atmosfera e clima di quell’Italia di allora fra la nostra gioia davvero così tanto temeraria e il disorientamento dell’intera nazione…””

“Oggi, appena quarant’anni dopo, Paky Mele è sempre così bravo a “mixare” fra vita e carriera, ancora entrambe in ottima salute. Con un brivido di commozione per un tuffo nel passato dal trampolino di quel suo trionfo…Augurissimi!!!” – conclude Vinella.