Tentato colpo al caveau di Chiasso: arrestati tutti gli altri componenti della banda

Nella scorsa notte  i Carabinieri della compagnia di Cerignola, nell’ambito dell’indagine denominata “Ocean’s twelve”, hanno chiuso definitivamente il cerchio sul gruppo criminale, che già nel febbraio scorso era stato colpito dall’arresto in flagranza di dieci soggetti, cinque dei quali in territorio svizzero e altrettanti nell’hinterland milanese, specializzato in furti di particolare importanza e complessità che, nella notte tra il 25 ed il 26 febbraio, dopo aver inibito tutti i sistemi di allarme di un caveau di Chiasso anche grazie ad un dispositivo jammer del valore di 40mila euro, stavano abbattendo un muro oltre al quale erano custoditi denaro contante e preziosi per un valore di oltre 50 milioni di euro.

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L’indagine, condotta dagli investigatori del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Cerignola, con il coordinamento della direzione distrettuale antimafia di Bari, aveva permesso non solo di sventare il colpo milionario, grazie anche al contributo dei colleghi di Abbiategrasso e di Como e della polizia di Chiasso, ma anche di arrestare in flagranza buona parte dei membri della banda criminale e con l’operazione odierna ha assestato il colpo di grazia al sodalizio, avendo portato ora alla cattura dei rimanenti componenti che, a vario titolo, con ruoli sia operativi che logistici, avevano partecipato all’organizzazione e all’esecuzione del colpo.

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Gli arrestati sono cinque cerignolani e di un pregiudicato di Bisceglie, finiti in manette in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria elvetica sulla scorta delle risultanze investigative del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Cerignola che, acquisite tramite rogatoria internazionale, hanno consentito al giudice svizzero di non avere dubbi circa la corresponsabilità degli odierni arrestati nei gravi fatti avvenuti oltre tre mesi fa.

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Contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti restrittivi, i militari di Cerignola hanno operato anche tre arresti in flagranza di reato. La prima a finire in manette è stata la figlia ventenne di uno dei membri della banda. L’uomo, infatti, consapevole delle proprie responsabilità e del fatto che i Carabinieri potessero essersi recati presso la sua abitazione per arrestarlo, si era nascosto in un armadio. La figlia, capito che i militari stavano per scoprirlo, per distogliere la loro attenzione dal nascondiglio del padre, ha aggredito violentemente un Carabiniere, venendo perciò tratta in arresto per resistenza a pubblico ufficiale.

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