Gasdotto in Puglia, al danno la beffa: la multinazionale ha inquinato il mare con gli scarichi, tre indagati. Sequestri e perquisizioni dei Carabinieri. No TAP “fermate l’opera!”

Il gasdotto della multinazionale in Puglia torna a far parlare di se: nelle ultime ore sono sono infatti scattate delle perquisizioni nei Carabinieri nelle sedi di Tap, sul cantiere di Melendugno e persino nel centro di laboratorio analisi in Veneto. L’operazione è avvenuta nella giornata di di ieri a cura dei militari del Noe, il Nucleo operativo ed ecologico delle province di Lecce, Roma, Milano e Padova, assieme ai colleghi del comando provinciale del capoluogo salentino che hanno eseguito un decreto di perquisizione e sequestro emesso dal procuratore capo della Repubblica di Lecce e dal sostituto procuratore.

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Sotto accusa le falde acquifere sottostanti il cantiere di San Basilio, dove sarebbe stato riscontrato un superamento della soglia di contaminazione da parte di alcune sostanze, tra le quali il cromo esavalente.

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L’indagine che ha portato oggi al sequestro di documentazione sulla realizzazione del Gasdotto Tap, nel Salento, nasce dopo che il sindaco di Melendugno, Marco Potì, nel luglio scorso, aveva emesso una ordinanza di divieto di prelievo dell’acqua dai pozzi dell’area del cantiere, in località San Basilio, per l’accertato sforamento dei limiti di alcune sostanze pericolose (manganese, nichel, arsenico e cromo esavalente), la cui presenza era stata riscontrata in quantitativi superiori alla norma, così come si evinceva dai regolari controlli effettuati da Tap. L’azienda – sempre secondo quanto veniva sottolineato nell’ordinanza del sindaco – non avrebbe impermeabilizzato l’area di cantiere come previsto nella prescrizione A36 e A55 della Via, causando la dispersione in falda delle sostanze pericolose. Potì emise l’ordinanza di divieto di prelievo di acqua dai pozzi per superamento dei limiti di alcune sostanze pericolose come nichel, cromo e arsenico, vanadio e manganese la cui presenza era stata riscontrata in quantitativi superiori alla norma, in alcuni casi anche di cinque volte. L’indagine che ha portato oggi al sequestro di documentazione sulla realizzazione del Gasdotto Tap, nel Salento, nasce dopo che il sindaco di Melendugno, Marco Potì, nel luglio scorso, aveva emesso una ordinanza di divieto di prelievo dell’acqua dai pozzi dell’area del cantiere, in località San Basilio, per l’accertato sforamento dei limiti di alcune sostanze pericolose (manganese, nichel, arsenico e cromo esavalente), la cui presenza era stata riscontrata in quantitativi superiori alla norma, così come si evinceva dai regolari controlli effettuati da Tap.

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L’azienda – sempre secondo quanto veniva sottolineato nell’ordinanza del sindaco – non avrebbe impermeabilizzato l’area di cantiere come previsto nella prescrizione A36 e A55 della Via, causando la dispersione in falda delle sostanze pericolose. Potì emise l’ordinanza di divieto di prelievo di acqua dai pozzi per superamento dei limiti di alcune sostanze pericolose come nichel, cromo e arsenico, vanadio e manganese la cui presenza era stata riscontrata in quantitativi superiori alla norma, in alcuni casi anche di cinque volte. Il divieto prevedeva una validità di 30 giorni a decorrere dal 24 luglio e, comunque, “fino alle determinazioni che saranno assunte di concerto con le competenti altre autorità”. Il primo cittadino aveva anche disposto l’immediata sospensione di ogni attività presso il cantiere di San Basilio dove è stato realizzato il pozzo di spinta del gasdotto. Lavori che restano bloccati, così come deciso ieri dal Tar Lazio, che si è pronunciato sull’impugnazione che il Consorzio aveva prodotto per l’annullamento, previa sospensiva cautelare, dell’ordinanza del 24 luglio 2018 emessa dal sindaco di Melendugno.

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Perquisite le sedi legali, operative, uffici e cantieri della società “Trans adriatic pipeline” sia sul territorio di Melendugno, sia a Roma, Lecce e Villafranca Padovana, dove ha sede il laboratorio di analisi “Sgs Italia sa”, il centro utilizzato dalla multinazionale del gasdotto per effettuare le indagini ambientali sui vari cantieri della maxi infrastruttura.  Indagati con l’accusa di carico abusivo di sostanze pericolose l’ex rappresentante legale di Tap, il country manager per l’Italia ed il il project director per l’Italia. Video di tele Rama:

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No Tap: “fermate l’opera!” – “Era Febbraio quando, sui nostri canali multimediali, denunciammo strani fumi che uscivano dalla falda acquifera di San Basilio. Tap, dal canto suo, minacciò querele per insinuazioni non veritiere. Ma quelle querele non arrivarono mai, e l’ago della bilancia sembra ora pendere nel verso opposto. Ieri, i Carabinieri del N.O.E. hanno effettuato una maxi perquisizione nelle sedi Tap tra Melendugno, Lecce, Roma e Padova, sequestrando una corposa documentazione riguardante la realizzazione del gasdotto. Nello specifico, l’indagine si focalizza sul probabile inquinamento della falda acquifera in località San Basilio, dove le quantità di cromo esavalente superano i limiti di norma. Per questa anomalia, il sindaco di Melendugno predispose il divieto di utilizzo dei pozzi e, insieme ai tecnici del territorio, avviò una serie di procedure che oggi hanno portato all’intervento della magistratura. L’indagine (nella quale sono coinvolte tre persone che lavorano per Tap) servirà a stabilire le cause di questo inquinamento” –  lo riportano i NO TAP con un post diffuso sui social

“Oggi chiediamo massima chiarezza su quanto sta avvenendo. Non è ancora tempo di esultare, lo sappiamo benissimo: le indagini seguono un loro corso, e fino alla sentenza definitiva non potremo essere contenti. La nostra battaglia, una battaglia di civiltà, ha sempre denunciato strane irregolarità, che oggi forse vengono a galla. Come si porrà ora quel governo che, meno di un mese fa, dichiarò di non poter fermare l’opera in quanto non emergevano irregolarità? E quel ministro del Sud che aveva le mani legate (e sulla quale, senza anticiparvi nulla, abbiamo delle grosse novità), oggi come si sente? Tutti quei politici che salivano sui palchi urlando la loro indignazione per poi sparire nel compromesso del sistema, oggi non si indignano del loro atteggiamento?”

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“Le irregolarità sembrano esistere da sempre, da quando gli stessi carabinieri del NOE dichiararono, nel maggio 2016, che non c’era stato un inizio lavori nei tempi prestabiliti, dichiarazione che qualcuno forse archiviò un po’ troppo “frettolosamente”. Oggi, invece, emerge la presenza di un cantiere sotto sequestro (“Le Paesane”) e di due cantieri (San Basilio e Masseria del Capitano) sottoposti a due differenti indagini! Non basta questo per FERMARE l’opera almeno fino a quando le indagini non saranno chiuse? Non basta questo ad impedire lo scempio che si sta perpetrando tra le campagne e nei mari salentini? Tra l’altro, chiediamo a gran voce che qualcuno CONTROLLI anche i lavori in mare, visto che in ambiente marino cambiano gli organi di vigilanza!  Ufficialmente oggi chiediamo la SOSPENSIONE DI TUTTI I LAVORI FINO A CONCLUSIONE DELLE INDAGINI!”

Su di noi piovono denunce, multe e repressione perché da anni denunciamo tutto quello che oggi sta per emergere. Non faremo mai un passo indietro, e ognuna di quelle sanzioni, oggi, diventa una MEDAGLIA D’ONORE di un popolo che resiste! Perché sappiamo di essere nel giusto”. Lo schema con i valori individuati nelle analisi:

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