“Consorzi di bonifica in Puglia? Che tornino all’autogoverno”

Non si placa la discussione sul futuro dei Consorzi di Bonifica in Puglia. Se da un lato lo scorso 19 novembre in Commissione è stata approvata con largo consenso la proposta normativa contenente le modifiche alla legge regionale “Norme straordinarie in materia di Consorzi di Bonifica commissariati”, dall’altra alcuni consiglieri della maggioranza di centrosinistra si oppongono al ripristino dell’autogoverno perché comporterebbe per la Regione il continuare a farsi carico dei costi di gestione dei Consorzi.

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Un assunto che non corrisponde a verità – commenta il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, esponente M5S della Commissione Agricoltura a Montecitorio – L’origine dell’indebitamento di alcuni dei Consorzi di bonifica pugliesi non risiede nell’autogoverno quanto piuttosto nei provvedimenti legislativi ed amministrativi che l’hanno impedito”.

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Il riferimento è alla legge n. 4 del 2003 che, durante il Governo Fitto, impose in quattro dei sei Consorzi pugliesi la sospensione dell’emissione dei ruoli di contribuenza disponendo, nel contempo, che alla relativa copertura avrebbe provveduto, in sostituzione, la Regione stessa destinando le relative risorse in sede di bilancio. Dal 2007 e fino al 2011 (sotto la guida di Nichi Vendola), le somme destinate a questi consorzi furono erogate a titolo di anticipazione, venendo ricomprese nell’ammontare dei debiti dei Consorzi.

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Non disponendo, pertanto, di adeguate risorse finanziarie – prosegue L’Abbate (M5S) – non hanno potuto svolgere le attività di manutenzione ordinaria delle opere di bonifica idraulica garantendo esclusivamente l’irrigazione per la quale era possibile emettere i relativi contributi. All’epoca il Commissario unico, nominato per i 4 Consorzi aveva provveduto ad una azione di sistemazione amministrativa ed operativa facendo predisporre, per ciascun Consorzio, il piano di classifica, che costituisce lo strumento indispensabile per la determinazione dei contributi di bonifica e quindi per l’esercizio del potere impositivo. Approvati i piani di classifica, sulla base del bilancio preventivo 2014, i 4 Consorzi che emisero gli avvisi di pagamento dei contributi e quindi i ruoli. Senonché – continua il parlamentare 5 Stelle – sorsero contestazioni notevoli fra i consorziati, che da anni non erano più chiamati a sostenere le spese di funzionamento dei Consorzi. In tale situazione la Regione, con legge 37/2014 dispose ancora la sospensione della riscossione dei contributi per gli immobili urbani impegnandosi ad erogare ai Consorzi commissariati circa 10 milioni di euro, al fine di consentire l’attuazione delle leggi regionali 12/2011 e 4/2012 finalizzate ad erogare ai Consorzi le somme utilizzate unicamente per il pagamento degli stipendi al personale”.

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La situazione si propose nuovamente l’anno successivo, quando i Consorzi con il commissario unico, applicarono nuovamente i piani di classifica regolarmente approvati dagli organi regionali. “La legge regionale n. 1 del 2017, lungi dal risolvere le problematiche dei Consorzi commissariati, ne ha aumentato la gravità – dichiara Giuseppe L’Abbate (M5S) – ipotizzando il trasferimento della sezione irrigazione ed acquedotti rurali del Consorzio unico, inizialmente sotto la direzione tecnica dell’Acquedotto Pugliese SpA e quindi, senza ulteriori provvedimenti legislativi, e prevedendo quindi dal dicembre 2018 il definitivo trasferimento ad esso di competenze e personale. La norma avrebbe consegnato quindi l’irrigazione collettiva all’AQP, in sostanza una commercializzazione, una mercificazione del bene pubblico acqua. L’irrigazione cesserebbe di essere di competenza delle imprese agricole – prosegue il deputato 5 Stelle – e diverrebbe un servizio commerciale erogato agli agricoltori con un sistema tariffario, soggetto ad IVA, in luogo della contribuenza irrigua esente da IVA come nel resto d’Italia. L’agricoltura pugliese per affermarsi in termini competitivi nella crescita delle produzioni di qualità che la contraddistinguono, non può più prescindere dalla garanzia di un territorio non soggetto ad allagamenti, frane, smottamenti e dissesti, – continua L’Abbate (M5S) – nonché dalla disponibilità di acqua nel momento in cui le coltivazioni ne hanno bisogno, nella quantità e qualità necessaria e ad un costo adeguato. Consentire nuovamente ai Consorzi da lungo tempo commissariati di procedere finalmente a regolari elezioni e riappropriarsi così delle proprie competenze istituzionali (autogoverno, autonomia finanziaria, attività di esercizio e manutenzione ordinaria delle opere pubbliche di loro competenza come sancito anche da recenti sentenze della Corte Costituzionale) e a poter utilizzare i finanziamenti disponibili per il settore (PSRN, FSC, Piano Invasi, Fondo Investimento), darebbe inoltre modo all’agricoltura di tali territori di aumentare la propria competitività sui mercati, in una Regione che vanta prodotti di eccezionale qualità”.

In relazione ai cambiamenti climatici e alle ripetute crisi idriche, poi, “risulta di grande importanza avere impianti irrigui collettivi moderni ed efficienti – dichiara L’Abbate (M5S) – i soli in grado di poter gestire al meglio le eventuali stagioni siccitose ed ottenere finanziamenti per realizzare interventi ed azioni per mettere in sicurezza il territorio, condizione preventiva da offrire a tutti i cittadini per avere quelle sicurezze territoriali ed ambientali oggi indispensabili più che nel passato ed in grado di caratterizzare positivamente il territorio pugliese che ne avrebbe peraltro importanti vantaggi per l’economia turistica e di riflesso per l’occupazione. Pertanto – conclude il parlamentare 5 Stelle – è giunto il momento di voltare pagina e consentire ai Consorzi finora commissariati di tornare alla forma di autogoverno che contraddistingue questa istituzione in tutto il Paese”.

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Informazioni sull’attuale patrimonio di opere pubbliche gestito dai Consorzi di bonifica pugliesi:

–        per la difesa del territorio provvedono a garantire lo scolo di una superficie di oltre un milione di ettari (1.014.545); gestiscono circa 500 km di argini; 265 briglie e sbarramenti per laminazione delle piene; 23 impianti idrovori; oltre 1.100 km di canali principali e derivati; 9.360 ettari di forestazione.

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–        per il settore irriguo gestiscono una superficie servita da opere di irrigazione di oltre 210mila ettari; 102 serbatoi e vasche di compenso; 24 impianti di sollevamento delle acque; 560 km di canali; circa 10.000 km di condotte tubate.