Puglia: “il bambino deve trascorrere più tempo con il padre altrimenti diventa effeminato”, la madre denuncia il medico

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato di Maurizio Maccagnano, che si firma sindacalista dissidente, nel quale  precisa che ha informato il Presidente della Giunta regionale pugliese, il Ministro della Giustizia, la Commissione Affari Sociali e Giustizia della Camera e il Presidente della Camera, sulla questione di un bambino di 4 anni che, secondo un medico, “avrebbe dovuto trascorrere più tempo con il padre, altrimenti avrebbe assunto atteggiamenti femminili”. Ecco il comunicato ricevuto:

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“Questo non può essere un caso da far passare in silenzio o farlo cadere nel dimenticatoio, ma deve essere preso in attenta valutazione dalle autorità competenti. Intanto ho provveduto ad informare il Presidente della Giunta Reg.le Pugliese, il Ministro della Giustizia, la Commissione Affari Sociali e Giustizia della Camera, e il Presidente della Camera. Prima che la bufera giudiziaria si abbattesse sulla Procura di Lecce ed Asl, avevo scritto in Direzione Generale della Asl/Lecce perché potessero intervenire ed agire presso un medico, del Cepsia di Lecce, perché aveva asserito verso un bambino maschio di 4 anni, che doveva trascorrere più tempo con il padre, altrimenti avrebbe assunto atteggiamenti femminili”.

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“Una dichiarazione del genere, credo che lasci sgomenti e spaventati per primi i genitori, e poi s’inserisce come una bella e buona discriminazione di genere.  Un pensiero del tutto fuorviante per il caso che stava cercando di esaminare il medico, e allo stesso tempo deleterio per il bambino e per sua madre. Ma principalmente una strampalata valutazione, viziata ed inquinata dalla famiglia paterna del bimbo. In più, sempre il medico specialista, ha mandato un messaggio negativo all’esterno della ASL, come di un servizio di second’ordine, con medici che cercano di mettere in atto una pregiudizievole discriminazione di genere, dove chi ne fa le spese è come sempre il servizio pubblico. E stiamo parlando di un bimbo assolutamente sano, che era venuto all’osservazione di quel servizio, e dallo stesso medico dichiarato in ottime condizione psico-fisiche, e che veniva studiato per un semplice problema (come forse non pochi altri bambini) di masticazione dei cibi solid”.

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“Dopo la segnalazione in Direzione Generale, la dottoressa in questione ha abbandonato il caso, senza dare nessun tipo di motivazioni, e senza scusarsi con la famiglia. Ma qui si inserisce un altro elemento, ancora più sconcertante, e cioè la condotta dei servizi sociali di Galatina, che seguono il caso. Dopo che quest’ultimi sono venuti a conoscenza della rinuncia del medico del Cepsia, di seguire questo caso, le assistenti sociali sono stati presi da ira e rancore verso la madre che ha legittimamente denunciato. Questa decisione, di rifiuto, ha suscitato irritazione non tanto per le parole della dottoressa, ma perché una madre si è autorizzata a segnalare una discriminazione contro suo figlio. E che non avrebbe mai dovuto avvertire la direzione Asl. Ma siamo nel medioevo o nel 2018? Può una donna e madre, che si sente offesa ed ingiuriata da un medico, sporgere denuncia pubblicamente oppure deve subire le angherie e le prepotenze, ed aggressività non solo dei servizi sociali, ma anche di alcuni medici della ASL? Se si grida allo scandalo, allora vuol dire che tra il medico della Asl e i servizi sociali esiste un disegno chiaro di contaminazione e di pregiudizio nei confronti di quella madre, e delle madri in generale. E a questo punto i Ministri interessati, il Presidente della Regione e le commissioni parlamentari devono intervenire con urgenza per sanare questa grave aberrazione nei servizi sociali Ambito di Galatina e nella Asl di Lecce” – conclude Maurizio Maccagnano.

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