Microchip nel corpo umano? In Puglia per scovare i tumori

Mentre la teoria del complotto mondiale per il controllo della popolazione sul microchip continua a girovagare sul web, adesso si parla di microchip per l’utilizzo medico. Parliamo nello specifico dello SiMBiT il progetto che in tre anni e mezzo porterà alla creazione di un dispositivo biomedicale in grado di rilevare la presenza di marcatori, anche quando sono a concentrazioni estremamente basse. L’obiettivo è quello di individuare in tempo i segnali delle patologie neoplastiche (tumori) nell’uomo. “SiMBiT” è ideato dal Dipartimento di chimica dell’Ateneo Aldo Moro di Bari. Un sistema smart per scoprire patologie progressive prima dei loro sintomi e sostituire le biopsie con analisi del sangue. “Un dispositivo – spiegano gli addetti ai lavori – in grado di segnalare la presenza della malattia prima ancora che i sintomi siano evidenti. Il progetto sarà subito messo in pratica per un analisi precoce del tumore al pancreas”.

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“Una grande soddisfazione – ha detto il rettore Antonio Felice Uricchio a margine della conferenza di inaugurazione alla quale hanno partecipato tutti i partner del progetto di cui l’Università di Bari è capofila – il progetto riunisce al tempo stesso competenze scientifiche, si colloca all’interno di una rete europea molto competitiva ed è un  progetto in grado di valorizzare i risultati della ricerca e di offrire al mondo delle imprese e della salute delle soluzioni che posso affrontare patologie serie”.

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“Siamo orgogliosi – ha proseguito – perché appunto conferma il processo di crescita del nostro Ateneo e siamo orgogliosi di essere capofila e parte di un network internazionale, consapevoli che questi risultati possano contribuire in modo significativo a guardare con maggiore serenità al nostro futuro per la grande utilità che potranno avere”.
“Il dispositivo che saremo in grado di realizzare grazie a questo progetto – ha sottolineato la coordinatrice Luisa Torsi del Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Bari – è un dispositivo biomedicale in grado di effettuare analisi chimico-cliniche. Il grande elemento di novità, ovvero la sua caratteristica fondamentale è quella di essere estremamente sensibile. Il nostro dispositivo riesce a vedere delle concentrazioni infinitamente basse della singola molecola. Quindi dato un fluido biologico, se c’è un marcatore di una malattia come il tumore, il dispositivo riesce a rintracciarlo quando è presente a concentrazioni bassissime, cioè quando la malattia è appena cominciata. Il potenziale è enorme – ha concluso – e potrebbe rivoluzionare la diagnostica”.

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