Emiliano a Taranto: “chiudere acciaieria, basta con le morti. Io non sono di nessun partito” – video

“Mi auguro che le operazioni per il recupero del nostro ragazzo siano in corso, siano veloci, si realizzino in tempi rapidi. Il mio pensiero in questo momento va solo a lui e alla sua famiglia. Essendo stato vicino al signor Zaccaria in tutti questi anni, sto immaginando purtroppo cosa stanno passando adesso nella famiglia del lavoratore disperso. Un dolore immenso per tutti noi” – Sono le parole del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano giunto nei giorni scorsi a Taranto, al molo Sant’Eligio, su invito di Amedeo Zaccaria che ha organizzato un presidio a seguito del gravissimo incidente avvenuto nell’ex Ilva – Arcelor Mittal. Ieri la drammatica notizia: il corpo senza vita di Cosimo Massaro è stato ritrovato nelle acque tarantine. Nel corso di un’intervista pubblica che riportiamo qui sotto, Emiliano afferma di aver già segnalato la questione del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa per fermare le attività dell’ex Ilva in queste condizioni. “Quando un impianto non è nelle condizioni di funzionare, che inquina e ammazza la gente, non è nelle condizioni di funzionare”. Alla richiesta di ribadire il concetto al “suo partito” Emiliano replica: “io non ho alcuna tessera di partito” (da tempo il Presidente della Regione ha rinunciato al rinnovo della tessera del PD).

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Amedeo Zaccaria è invece il padre di Francesco, operaio dell’Ilva, che a 29 anni, il 28 novembre del 2012, fu scaraventato in mare da una gru a 60 metri di altezza a causa di un tornado che travolse tutto. Esattamente quello che è successo ieri: stesso incidente, un giovane operaio disperso. “Oggi io mi auguro che il Governo possa prendere una decisione definitiva – ha detto Emiliano parlando con i cittadini, i lavoratori, i rappresentanti sindacali e delle associazioni presenti – perché in queste condizioni la produzione non può proseguire, deve essere fermata. Questa è la mia opinione: non si può continuare a far funzionare quello stabilimento in queste condizioni, tanto più che non ci lavorano neanche più tutte le persone che lavoravano una volta. Questo ricatto occupazionale diventa ogni giorno meno forte. E quindi bisogna intervenire con forza”.

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“Solo il 24 giugno scorso – ha aggiunto Emiliano – avevamo riproposto al Ministero dell’Ambiente la richiesta di revisione dell’AIA, proprio a partire dalle condizioni di sicurezza sia interne allo stabilimento che esterne. Lo stabilimento è in condizioni di manutenzione terrificanti, come tutti sappiamo, e non abbiamo notizia dell’effettuazione dei lavori di messa in sicurezza. La prova è che il Capo dipartimento Ambiente della Regione Puglia, l’ingegnere Barbara Valenzano, che è anche il custode dell’Ilva nominato dall’autorità giudiziaria, ha segnalato una serie di situazioni pericolose che riguardavano AFO2, l’altoforno 2, tanto che la magistratura lo ha immediatamente sequestrato. Tutto ciò che noi riusciamo a fare e individuare, lo stiamo segnalando ai ministeri competenti e alla magistratura. Purtroppo questa fabbrica è stata resa extraterritoriale: i decreti tolgono alla Regione Puglia e al Comune di Taranto ogni potere di verifica sulla fabbrica e questi poteri sono solo in capo al Governo e adesso alla magistratura nella parte che riguarda la sicurezza del lavoro, perché nella parte ambientale anche la magistratura sostanzialmente non ha ancora la possibilità di intervenire a causa dei decreti che non sono stati revocati”. Condividiamo qui sotto video diffuso dalla Pagina Facebook “Giustizia per Taranto”:

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“Abbiamo salutato con soddisfazione la revoca dell’immunità penale – ha aggiunto – ma abbiamo dovuto subire il ricatto da parte dell’azienda che subito dopo questa decisione da parte del Governo ha immediatamente messo in cassa integrazione 1400 persone. Non mi pare che sia cambiato nulla rispetto al passaggio: ci ricattano dal punto di vista occupazionale perché ci ingoiamo i morti sul lavoro e i morti per la questione ambientale. Noi non ce li possiamo ingoiare più”.