CETA, Coldiretti Puglia: “grano canadese con glifosato”

Aumentata di oltre 9 volte la quantità di grano importato dal Canada in Italia nei primi 6 mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dopo l’entrata in vigore del Ceta l’accordo di libero scambio fra la UE e il Paese nord americano (CETA). E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti su dati Istat a 2 anni dell’entrata in vigore in via provvisoria dell’accordo di libero scambio:

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“Il balzo delle importazioni” – sottolinea la Coldiretti – “si verifica proprio quando in Puglia si registra un raccolto quantitativamente nella media, ad eccezione della punta più a nord della Murgia come Spinazzola e a macchia di leopardo in alcune aree più interne del foggiano a causa delle piogge intense di maggio 2019, con una qualità ottima ovunque, anche in virtù della ricerca di varietà maggiormente performanti. Un lavoro che rischia di essere vanificato – sottolinea la Coldiretti – dalla concorrenza sleale delle importazioni dall’estero di prodotti che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale vigenti nel nostro Paese come il grano duro canadese trattato con l’erbicida glifosato in preraccolta, secondo modalità vietate sul territorio nazionale dove la maturazione avviene grazie al sole”.

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“Abbiamo chiesto agli europarlamentari pugliesi che difendano gli interessi degli agricoltori, degli altri operatori virtuosi del sistema e dei consumatori rispetto agli accordi commerciali. Occorre infatti migliorare e armonizzare – con un incessante interlocuzione di tutte le parti coinvolte – tutti quegli accordi di libero scambio a partire dal CETA che minacciano le nostre identità e le nostre produzioni”, dice Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia. “E’ inaccettabile il balzo dell’860% nel 2019 di grano importato dal Canada, dove viene fatto un uso intensivo del diserbante ‘glifosato’ proprio nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato, uso che in Italia è vietato – continua Muraglia – con il via vai di navi nel porto di Bari  cariche di grano straniero”.

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La Puglia è il principale produttore italiano di grano duro, con 346.500 ettari coltivati e 9.990.000 quintali prodotto e valore della filiera della pasta in Puglia pari a 542.000.000 euro. La Puglia è, d’altro canto, la regione che paradossalmente che ne importa di più, tanto da rappresentare un quarto del totale del valore degli arrivi di prodotti agroalimentari nella regione, denuncia Coldiretti Puglia. Alla perdita economica e di posti di lavoro si aggiunge il rischio ambientale – conclude Coldiretti – in un Paese che con l’ultima generazione ha perso oltre un quarto della terra coltivata per colpa dell’abbandono, della cementificazione e delle speculazioni che sottopagano i prodotti agricoli.

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L’Italia – continua la Coldiretti – è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con un raccolto previsto di 4 milioni di tonnellate nel 2019 in calo rispetto all’anno scorso su una superficie coltivata – spiega Coldiretti su dati Crea – scesa a 1,2 milioni di ettari concentrati nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano circa il 40% della produzione nazionale. “Gli agricoltori per una giusta remunerazione sono pronti ad aumentare la produzione di grano duro in Puglia dove è vietato l’uso del glifosate in preraccolta, a differenza di quanto avviene in Canada ed in altri Paesi. Sarebbero improbabili e dannosi per il tessuto economico del territorio percorsi di abbandono e depauperamento dell’attività cerealicola che deve puntare sull’aggregazione, essere sostenuta da servizi adeguati, scommettendo esclusivamente su varietà pregiate, riconosciute ormai a livello mondiale”, conclude il presidente Muraglia.

Unico modo per contrastare la brusca impennata delle importazione è dare impulso agli accordi di filiera – evidenzia Coldiretti – nati sotto la spinta del crescente interesse per la pasta 100% di grano italiano grazie all’entrata in vigore dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta. Un elemento di trasparenza che ha portato – sottolinea la Coldiretti – ad un profondo cambiamento sullo scaffale dei supermercati dove si è assistito alla rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine italiana al 100% del grano impiegato. Gli italiani – conclude la Coldiretti – sono i maggiori consumatori mondiali di pasta con una media di 23 chili all’anno pro-capite ma l’Italia si conferma leader anche nella produzione industriale con 3,2 milioni di tonnellate, davanti a Usa, Turchia e Brasile.

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