In Puglia primo trattamento in Italia di aritmia ventricolare tramite radioterapia stereotassica

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Per la prima volta in Italia è stato trattato con radioterapia stereotassica (STAR) un paziente con aritmie ventricolari a rischio imminente di vita. Accade in Puglia:

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l’ospedale in questione è l’Ospedale Generale Regionale “F. Miulli” di Acquaviva delle Fonti (Bari). Così come riportato sul sito ufficiale della struttura ospedaliera, infatti, “il paziente ha eseguito una diagnostica pre-trattamento con valutazione aritmologica, TAC, SPECT e PET cardiaca. Il bersaglio da colpire con le radiazioni è stato delineato con estrema precisione grazie alla collaborazione di cardiologi, radioterapisti e radiologi, mentre il piano di trattamento è stato definito ed approvato dal fisico sanitario e dal radioterapista. L’utilizzo dell’acceleratore di ultima generazione TrueBeam, in dotazione dallo scorso giugno all’ospedale Miulli, ha consentito un tempo di trattamento rapidissimo di soli 6 minuti. Questo è stato realizzato con tecnica non invasiva e guidata da una TAC integrata nell’acceleratore che permette di identificare correttamente il bersaglio e di risparmiare i tessuti sani circostanti. Il paziente trattato non solo non ha più avuto interventi con shock del defibrillatore ma ha anche avuto un giovamento in termini di regolarità del ritmo. Egli, infatti, non presenta più le numerosissime extrasistoli ventricolari che peggioravano l’efficienza del suo cuore”. Dall’ospedale precisano inoltre che:

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“La morte improvvisa, causata da disturbi del ritmo cardiaco, può colpire persone affette da cardiopatie note o anche soggetti ritenuti sani. Per i pazienti che non possono avvalersi dei trattamenti convenzionali, sono riportate limitate esperienze con alternative terapeutiche non invasive. La radioterapia stereotassica (STAR, STereotactic Arrythimas Radioablation) è un trattamento radiante mirato su aree di tessuto cardiaco danneggiato, ma non completamente morto, che creano cortocircuiti elettrici alla base delle aritmie maligne. La STAR somministra una dose elevata (25Gy in singola seduta), precisa e mirata di radiazioni che produce un danno tissutale, dovuto in parte alla rottura del DNA e in parte al danno vascolare. Ne consegue una morte cellulare che si completa nell’arco di 4-6 settimane. Facile a dirsi, molto meno a farsi perché il bersaglio che riceve le radiazioni si muove. Il cuore batte di continuo e si muove anche per i movimenti respiratori. Particolari materassi che assumono la forma del paziente immobilizzandolo e speciali tecniche di IGRT (radioterapia guidata dalle immagini) minimizzano il problema dei movimenti. Una delle prime esperienze del trattamento STAR è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine. I primi 5 pazienti al mondo trattati hanno ricevuto grandi benefici”.

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