Barletta: l’urlo silenzioso dei pescatori contro le politiche dell’Unione Europea – video

Come ricorda anche cronaca.news, la nuova regola europea parte dal presupposto che 7 milioni di tonnellate di pesce catturato e gettato via perchè fuori taglia rappresenterebbero uno spreco insostenibile che a partire dal primo gennaio del 2019 in Europa diventa fuorilegge: d’ora in poi i pescatori dovranno sbarcare il pescato a terra. Una situazione controversa se si pensa che, comunque, il pesce rigettato in mare farebbe comunque parte del sistema organico dell’ecosistema marino naturale. Inoltre, i pescatori pugliesi contestano anche l ’utilizzo di reti più larghe che fanno perdere la metà del pescato ed il divieto di pesca entro le 0,3 miglia dalla costa e le nuove regole per la pesca a strascico. A questo va ad aggiungersi una specie di contenzioso tra Italia e Spagna che vede l’apertura di un ricorso all’UE da parte dei pescatori spagnoli, di fatto ingelositi dalla presenza di vongole di dimensioni più piccole nelle acque italiane, che sino ad ora, attraverso una proroga europea, avevano così permesso ai pescatori italiani di proseguire le loro attività. Proroga che potrebbe essere bloccata nel caso in cui il ricorso spagnolo dovesse essere accolto dalle istituzioni europee. I pescatori, per questo ed altre questioni legate alle imposizioni dell’Unione Europea, hanno collocato alcuni striscioni presso l’ingresso del porto di Barletta:

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Nei giorni scorsi, tensioni sono state registrate nel corso di una manifestazione a Bari, mentre la protesta si è spostata anche a Manfredonia, nel foggiano. In base al regolamento il pescato indesiderato e sbarcato a terra non potrà essere destinato al consumo umano, ma potrà essere utilizzato per produrre farina e olio di pesce, alimenti per animali, additivi alimentari, prodotti farmaceutici e cosmetici. Resta da chiedersi se questa regola anti-spreco non rischi di impoverire ulteriormente la biodiversità marina, già a rischio a causa della pesca. Inoltre molti dei pesci “inutili” potrebbero essere rigettati in mare per promuovere la loro procreazione ma secondo i promotori della nuova regolamentazione europea, buona parte del pesce “inutile” pescato e risulterebbe già morto (non si capisce in base a quali documentazioni e/o teorie) e dunque inutile alla liberazione. Pareri che faranno certamente discutere il settore locale. Ufficialmente, la politica della pesca comune dell’UE mira a limitare gli effetti negativi della pesca intensiva, riportando tutti gli stock ittici nelle acque dell’UE a livelli sostenibili. Tuttavia restano i dubbi sugli eventuali danni all’ecosistema marino per tutto il pesce inutile che d’ora in poi, almeno teoricamente, non verrà restituito al mare. Il tutto accade mentre, buona parte dei nostri politici, invece di alzare la voce contro un’ente non italiano, continuano a parlare di “europeismo”. Video:

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