Ex Ilva, accesa discussione tra Di Maio e deputato pugliese contrario a nuova immunità penale – “Ora basta o vi porto al voto”

«Era paonazzo, mai visto così: una furia», raccontano i presenti a Il Messaggero in merito all’ultimo incontro tra i vertici pentastellati del Governo e i deputati pugliesi del M5S  presso via Veneto, al primo piano del Ministero dello Sviluppo Economico, salone degli Arazzi:

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si parla di un Luigi Di Maio particolarmente arrabbiato con una profonda ed accesa discussione terminata con il deputato tarantino Gianpaolo Cassese che – riportano fonti giornalistiche – avrebbe dichiarato di non essere disposto a votare un’altra immunità. “Vorrei ricordare alla ministra Bellanova, intervenuta sulla vicenda dell’ex Ilva sottolineando che le trattative già fatte non vanno messe in discussione, che l’immunità penale per la multinazionale non è stata oggetto di accordo”aveva già dichiarato nei giorni scorsi il deputato pugliese. Stando alla ricostruzione, Di Maio avrebbe di conseguenza abbandonato la stanza e una sedia sarebbe caduta violentemente a terra. “Ora basta o vi porto al voto” tra le frasi che – a detta dell’articolo giornalistico – sarebbero state dette. Le motivazioni delle tensioni sono così spiegate:

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Il governo rischia di non avere i voti per riproporre lo scudo penale per ILVA nonostante i richiami. E adesso, il Ministro al ramo Patuanelli durante la doppia informativa fa appello al senso di responsabilità, «in primis della mia formazione politica, ma anche a quella delle opposizioni». L’esponente leghista Giancarlo Giorgetti, navigato numero due della Lega, commenta in Transatlantico: «Ah, bene ci stanno chiedendo i nostri voti perché la maggioranza non ha i numeri». Di Maio invoca l’unità nazionale e si rivolge «ai sovranisti, troppo controversi». Passa Riccardo Molinari della Lega: «Ma Luigi lo sa che il giorno dopo vanno a casa?». Una richiesta abbastanza delicata – quella del M5S – visto che proprio Di Maio ha diffuso un video con il quale si accusa la Lega di Salvini di detenere 300.000 di obbligazioni della multinazionale:

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Lega, dai diamanti ai bond di Arcelor Mittal

Dai diamanti in Tanzania ai bond di Arcelor Mittal. Salvini che si dice, a parole, contro l’Europa delle banche, dovrebbe spiegarci, perché il suo partito avrebbe investito, a scopo di lucro, 300 mila euro in obbligazioni dell’azienda franco-indiana che ha acquistato l’Ilva e che ora minaccia di recedere, unilateralmente, dal contratto firmato con lo Stato. Infatti, quella stessa Lega, a parole sovranista, che chiede di reintrodurre l’immunità penale per Arcelor Mittal, secondo diversi organi di stampa, avrebbe investito 300 mila euro proprio in un bond corporate di Arcelor Mittal. Cioè dice di essere dalla parte dei cittadini, dei lavoratori, contro i poteri forti, ma investe soldi in obbligazioni di multinazionali straniere. Da “prima gli italiani!” a “prima i franco-indiani”, in questo caso. A parole fa finta di combattere l’Europa “serva di banche e multinazionali", salvo poi schierarsi sempre dalla parte di quest’ultime. È forse per questo che la Lega, invece di prendersela con la multinazionale franco-indiana, e difendere i lavoratori come sta facendo l’esecutivo, si è scagliata contro il Governo? Salvini scappa e non risponde, come sempre, come ieri mattina, a precisa domanda, dice di chiedere all’amministratore della Lega su questi investimenti. Quindi investono a sua insaputa i soldi del partito? È chiaro, quindi, il motivo per cui l'ex sottosegretario leghista al Mise, Edoardo Rixi, dimessosi per lo scandalo delle spese pazze in Liguria, si spendesse così tanto per Arcelor. Ed è curioso che Arcelor, a luglio del 2018, assunse come capo comunicazione proprio l'ex portavoce di un leghista d'annata, Roberto Maroni. Insomma fra l'azienda franco-indiana e la Lega ci sono molti rapporti e molti contatti. E chissà cosa avrà detto loro Salvini, da vicepremier, quando ha incontrato i vertici di Arcelor Mittal. Forse si è passati da prima i lavoratori a prima gli investimenti, quelli del partito verde.Ma la domanda è: ritenete normale che la Lega, come emerge dalle inchieste, investa soldi pubblici (ricordate i famosi 49 milioni di rimborsi elettorali con i quali acquistarono diamanti in Tanzania), non solo su obbligazioni Arcelor Mittal, ma anche su alcune delle più famose banche e multinazionali, come l’americana General Electric, la spagnola Gas Natural, le italiane Mediobanca, Enel, Telecom e Intesa Sanpaolo? Non c’è un macroscopico conflitto d’interessi se parliamo di un partito che è in Parlamento e che dovrebbe tutelare gli interessi degli italiani?

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Giovedì 7 novembre 2019

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