Puglia: detenuti della Casa Circondariale di Foggia confezionano strenne natalizie per i 3.000 dipendenti del Gruppo Megamark

Oltre 3.000 strenne natalizie destinate a dipendenti e collaboratori del gruppo Megamark di Trani assemblate e confezionate nella Casa Circondariale di Foggia. Al lavoro da alcuni giorni sono Matteo e Carlo, i due ragazzi assunti a tempo indeterminato dalla Cooperativa Sociale “Pietra di Scarto” di Cerignola che, nel luglio 2018, avviò il progetto “In me non c’è che futuro” in partnership con la Direzione della Casa Circondariale, il Provveditorato agli Istituti Detentivi di Puglia e Basilicata e la Farmalabor di Canosa di Puglia; obiettivo dell’iniziativa realizzare all’interno dell’istituto penitenziario un laboratorio di packaging per favorire l’inserimento lavorativo dei detenuti ospiti della struttura. È il secondo anno che Matteo e Carlo confezionano le strenne per il Gruppo Megamark (presente nel Mezzogiorno con oltre 500 supermercati Dok, A&O, Famila e Sole365), grazie anche al sostegno dell’omonima Fondazione, sempre attiva e sensibile alle tematiche sociali del territorio.

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Questo progetto per noi rappresenta una grande sfida, non esente da difficoltà – dichiara Pietro Fragasso, presidente di “Pietra di Scarto” – che vuol realizzare il dettato costituzionale del recupero del detenuto già all’interno del carcere, attraverso l’arma di riscatto più potente che esista: il lavoro. E non è un caso che abbiamo deciso di intitolare il Laboratorio, dove Carlo e Matteo tutti i giorni lavorano, alla figura di Piero Calamandrei, padre della Repubblica, che tanto si è battuto per i diritti di chi sconta una pena. Il sostegno della Fondazione Megamark racconta di un territorio che sa costruire sinergie positive capaci di generare opportunità lavorative concrete che vanno oltre le semplici buone intenzioni e sanno farsi sostanza, economia solidale”.

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“Il lavoro – ha dichiarato Francesco Pomarico, direttore operativo del Gruppo Megamarkè un diritto di tutti, a maggior ragione di chi intravede in esso un riscatto sociale mentre sconta una pena in carcere che, a nostro avviso, deve offrire la possibilità di una seconda vita. Insieme alla nostra Fondazione sosteniamo anche quest’anno il progetto, lieti che ognuno dei nostri 3.000 collaboratori, scartando il proprio pacco dono, possa comprendere l’importanza dei percorsi di riabilitazione sociale e recupero lavorativo dei carcerati”.

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