Puglia: “dottore, non dica a mia moglie che ho avuto paura” – il racconto di un barlettano: “

Dottore non glielo dica a mia moglie che ho avuto paura. Non glielo dica che gli ultimi occhi che ho incontrato erano più tristi e spaventati dei miei. Che l’ultima mano che ho stretto era di gomma e che il mio ultimo tocco a un essere umano in questo mondo finirà nei rifiuti speciali” – comincia così il racconto di un barlettano riportato sulla Pagina Facebook di Barlett E AVEST:

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“Non le dica che mi ha visto piangere in cerca del respiro, che mi ha visto annegare come se fossi stato in mezzo alle onde, mentre ero steso in un letto con lenzuola bianche e ruvide che, se avessi avuto ancora il naso buono, avrebbero puzzato di disinfettante e di morte. Non le dica che ho cercato i suoi occhi che sfuggivano ai miei perché gli occhi non sanno dire le bugie, non sanno accompagnare le parole gentili e rassicuranti con cui in questi giorni mi ha consolato. E, per carità, dottore non le dica che quando li ho finalmente incontrati, quegli occhi, piangevano di impotenza e tenerezza, di frustrazione e infinita stanchezza. Non le dica che sono morto a bocca aperta cercando di fare largo all’aria che non entrava. Le racconti che mi sono addormentato ieri sera e questa mattina non ho avuto voglia di svegliarmi. Che avevo la faccia distesa dalle rughe e, come per un miracolo bislacco, ero tornato ad essere il ragazzo alto, con le spalle dritte e i muscoli forti, di cui lei si era innamorata. Quello che l’aveva fatta ballare con la brillantina Linetti tra i capelli e le scarpe lucide della domenica. Che una volta, dottore, si usava così. Era dopo la guerra, lei non lo sa. Non era ancora nato e io ero giovane come lo è lei adesso. Andavo a lavorare in bicicletta pedalando come un matto perché ero sempre in ritardo, che fino all’ultimo stavo con mia moglie, e quando arrivavo in fabbrica non avevo neanche il fiatone. Ci crederebbe, dottore? Ma io glielo giuro, che una volta pedalavo e respiravo e i miei polmoni erano pieni di aria e di vita, almeno quanto oggi sono vuoti e gonfi di morte. Perché, sa dottore, sono stato giovane anche io. Sano e forte: ho avuto dei figli che ho cresciuto con pochi baci e qualche carezza. Non sapevo fare altrimenti. Ai baci e alle carezze pensava mia moglie. Ma gli volevo bene, ai miei figli. Li sgridavo perché venissero su dritti, perché la vita, dottore, non permette debolezza e spalle curve. Però dottore, abbia pazienza, non lo dica nemmeno a loro che il babbo ha avuto paura, che ha pianto e ha cercato la sua mano. Perché anche a me le carezze sono scappate al posto degli scapaccioni, e allora non lo so se li ho fatti abbastanza forti per continuare a vivere sapendo come sono morto. Ecco dottore, le consegno il mio ultimo respiro, ma per piacere non lo racconti a chi mi ha voluto bene. Se lo porti come il più vergognoso dei segreti e di me racconti che quando sono morto sorridevo come quando avevo 20 anni e facevo fare le giravolte a mia moglie sotto un cielo di stelle. #iorestoacasa #restateacasa” Il post:

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Buonasera Sig. Lello noto un suo grande lavoro a invitare la popolazione nel restare in casa. Se puó legga questa lettera ai nostri concittadini. Grazie. Francesco Di Bari Barletta. DOTTORE, NON LO RACCONTI A MIA MOGLIEDottore non glielo dica a mia moglie che ho avuto paura. Non glielo dica che gli ultimi occhi che ho incontrato erano più tristi e spaventati dei miei. Che l’ultima mano che ho stretto era di gomma e che il mio ultimo tocco a un essere umano in questo mondo finirà nei rifiuti speciali.Non le dica che mi ha visto piangere in cerca del respiro, che mi ha visto annegare come se fossi stato in mezzo alle onde, mentre ero steso in un letto con lenzuola bianche e ruvide che, se avessi avuto ancora il naso buono, avrebbero puzzato di disinfettante e di morte. Non le dica che ho cercato i suoi occhi che sfuggivano ai miei perché gli occhi non sanno dire le bugie, non sanno accompagnare le parole gentili e rassicuranti con cui in questi giorni mi ha consolato. E, per carità, dottore non le dica che quando li ho finalmente incontrati, quegli occhi, piangevano di impotenza e tenerezza, di frustrazione e infinita stanchezza. Non le dica che sono morto a bocca aperta cercando di fare largo all’aria che non entrava.Le racconti che mi sono addormentato ieri sera e questa mattina non ho avuto voglia di svegliarmi. Che avevo la faccia distesa dalle rughe e, come per un miracolo bislacco, ero tornato ad essere il ragazzo alto, con le spalle dritte e i muscoli forti, di cui lei si era innamorata. Quello che l’aveva fatta ballare con la brillantina Linetti tra i capelli e le scarpe lucide della domenica. Che una volta, dottore, si usava così. Era dopo la guerra, lei non lo sa. Non era ancora nato e io ero giovane come lo è lei adesso. Andavo a lavorare in bicicletta pedalando come un matto perché ero sempre in ritardo, che fino all’ultimo stavo con mia moglie, e quando arrivavo in fabbrica non avevo neanche il fiatone. Ci crederebbe, dottore? Ma io glielo giuro, che una volta pedalavo e respiravo e i miei polmoni erano pieni di aria e di vita, almeno quanto oggi sono vuoti e gonfi di morte.Perché, sa dottore, sono stato giovane anche io. Sano e forte: ho avuto dei figli che ho cresciuto con pochi baci e qualche carezza. Non sapevo fare altrimenti. Ai baci e alle carezze pensava mia moglie. Ma gli volevo bene, ai miei figli. Li sgridavo perché venissero su dritti, perché la vita, dottore, non permette debolezza e spalle curve. Però dottore, abbia pazienza, non lo dica nemmeno a loro che il babbo ha avuto paura, che ha pianto e ha cercato la sua mano. Perché anche a me le carezze sono scappate al posto degli scapaccioni, e allora non lo so se li ho fatti abbastanza forti per continuare a vivere sapendo come sono morto.Ecco dottore, le consegno il mio ultimo respiro, ma per piacere non lo racconti a chi mi ha voluto bene. Se lo porti come il più vergognoso dei segreti e di me racconti che quando sono morto sorridevo come quando avevo 20 anni e facevo fare le giravolte a mia moglie sotto un cielo di stelle.#iorestoacasa #restateacasa

Pubblicato da Barlett E AVEST su Venerdì 27 marzo 2020

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