Taranto: “nessuna busta paga vale più della vita dei bambini. I nostri figli vogliono vivere”

“Compito del Sindacato è tutelare i diritti dei lavoratori, a partire dal benessere psicofisico, dalla salubrità ambientale, dalla sicurezza e dalla dignità. Deve essere compito del sindacato assicurarsi anche che l’attività lavorativa non debba nuocere all’ambiente e ai cittadini esterni al luogo di lavoro. Da questi fondamentali punti non si può prescindere, qualsiasi sia l’argomento in discussione. I sindacati confederali hanno oggi convocato i dipendenti di ArcelorMittal sotto la Prefettura per chiedere che la multinazionale franco-indiana non abbandoni l’Italia e la siderurgia nazionale. Stessa cosa per la USB, che ha scelto di manifestare davanti alla direzione dell’acciaieria” – fanno sapere dall’Associazione Genitori Tarantini che, mediante un comunicato stampa, aggiungono:

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“Sono, questi, gli stessi sindacati che venti mesi fa gioivano per il passaggio dell’ex-Ilva alla famigerata multinazionale franco-indiana ArcelorMittal (della quale non potevano non conoscere, al pari del governo, il comportamento antisindacale ed antidemocratico, a livello mondiale) e che solo poco tempo dopo già si mordevano le mani nel constatare (come se per loro fosse una sorpresa) l’assoluta assenza di considerazione per la tutela dell’ambiente e della salute, a partire da quella degli stessi dipendenti. Sono quei sindacati che, a più riprese, in questo ultimo anno e mezzo, hanno denunciato, in realtà senza molta forza, le precarie condizioni degli impianti, gli incidenti continui, gli infortuni, l’assoluta negligenza da parte del gestore degli impianti verso le prescrizioni dell’A.I.A. e, nell’ultimo periodo, il disprezzo delle normative igienico-sanitarie in presenza di pandemia da Covid-19.
Sono sindacalisti e lavoratori che alla fine di marzo del 2012 uscirono in massa dalla fabbrica e occuparono la statale per manifestare contro la Magistratura tarantina; sindacalisti e lavoratori che accettarono panini e acqua dal padrone della fabbrica, usarono i kit del manifestante messi a loro disposizione dallo stesso padrone; sindacalisti e lavoratori cui quella giornata di protesta, che in altre occasioni sarebbe stata decurtata dallo stipendio, venne pagata regolarmente” – sempre dall’associazione concludono:

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“Forse questi sindacalisti sono stati colpiti dalla sindrome dello schiavo soddisfatto, con catene mentali che annullano la capacità di ribellione. In questo caso, la sola capacità che gli si può riconoscere è quella di aver infettato della stessa sindrome anche i dipendenti dell’acciaieria, ai quali è stato consigliato di non preoccuparsi d’altro che del posto e della busta paga. Da cittadini, da padri e madri, da nonni, da fratelli e sorelle, da amici abbiamo due domande per i sindacalisti locali e i dipendenti: 1-Secondo voi, Costituzione italiana e Convenzione europea dei diritti dell’uomo alla mano, quello svolto nell’acciaieria tarantina è lavoro o schiavitù?; 2-Vista la più che comprovata nocività per l’ambiente e la salute derivante dalle emissioni dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico, tra gli altri riconosciuta dal gip Patrizia Todisco (2012) e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (2019), siete ancora disposti, in così poche migliaia, a condizionare la salute e il futuro di 575.000 cittadini della provincia o dedicherete il vostro impegno per la chiusura delle fonti inquinanti, la bonifica e la riconversione e il rilancio del territorio? Non siamo così ingenui da non conoscere le vostre risposte; tuttavia, riteniamo che sia giunto il momento di decisioni forti, per il bene di tutti. Qualcuno potrebbe definirle “decisioni folli”, ma quel qualcuno non sta qui, sta a Roma, così lontano dalle preoccupazioni per i nostri figli.
Abbiamo un sogno che vorremmo trasmettervi: vedere le generazioni future poter godere appieno e in salute di tutta la bellezza (e di tutte le opportunità ad essa legate) di cui la Natura ha voluto far dono a Taranto e alla sua provincia. Battete un colpo, se ci siete” – concludono dall’Associazione Tarantini.

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