Rifiuti nucleari nella murgia pugliese? No grazie! Petizione online dei cittadini per ribadire la contrarietà all’ipotesi del deposito di scorie al confine con la Basilicata

Si torna a parlare del mega-deposito di rifiuti nucleari (le famose scorie) che potrebbe essere costruito in una zona molto vicina al territorio della città di Andria:

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Oltre alla Sicilia, alla Sardegna e ad altre località italiane, infatti, il Governo starebbe valutando anche una zona al confine tra la Puglia e la Basilicata, sostanzialmente zona murgiana tra i comuni di Altamura, Gravina e Laterza e a pochi chilometri di distanza di Matera. Sostanzialmente, ad una cinquantina di Km dal territorio della città di Andria, territorio caratterizzato da molteplici aree agricole di interesse nazionale. Già nei giorgni scorsi, Coldiretti Puglia si era appellata alle istituzioni in difesa dei prodotti del territorio. Apriti cielo dalle opposizioni politiche: “Il Governo Conte per debolezza e arroganza non fa altro che procedere con continue imposizioni che stanno facendo molto male a livello sociale e economico. In Puglia il ministro Patuanelli si occupi di dare risposte alla città di Taranto sulla questione ex Ilva, piuttosto che caricare di altri insostenibili pesi ambientali un territorio che può vivere di bellezza, di turismo ed eccellenze agricole. Ora basta! La Puglia non merita queste continue offese e la Lega si opporrà in ogni modo all’arrivo delle scorie nucleari sulla Murgia” – Tanto dichiara il Sen. Roberto Marti Commissario regionale della Lega Puglia per Salvini Premier. Dal centrodestra, inoltre, pesanti critiche all’esecutivo dagli esponenti territoriali di Fratelli d’Italia, che, attraverso un comunicato stampa, scrivono:

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“La lista dei Comuni è stata tenuta segreta fino alla notte scorsa, come una sorta di segreto di Stato, per mettere con le spalle al muro i territori e imporre siti nei quali potrà essere effettuato lo stoccaggio nazionale dei rifiuti radioattivi medio-bassi (soprattutto i rifiuti ospedalieri, ma non solo). Oggi sappiamo che dei 67 siti italiani individuati dalla SOGIN (società dello Stato che si occupa dello smaltimento dei rifiuti radioattivi) vi sono tre pugliesi di ‘alto interesse’: Gravina di Puglia, Altamura e Laterza. “Il presidente Michele Emiliano, la sua giunta e la sua maggioranza di centrosinistra non perdano tempo (soprattutto in comunicati stampa che, visto il ruolo ricoperto, trovano il tempo che trovano!): ci sono 60 giorni di tempo per far cambiare idea al Governo. Per altro, in poco tempo il premier Giuseppe Conte, tanto amico di Emiliano, prima ci ripropone le Trivelle e ora pure il deposito di scorie nucleari… ci sarebbe da dire: bell’amico! Le osservazioni politico-amministrative per evitare lo scempio al nostro territorio ci sono tutte: Gravina e Altamura sono nel Parco dell’Alta Murgia, a vocazione turistica e agricola. Ancora di più Laterza inserita nel Parco Terra delle Gravine, con l’Oasi di protezione della fauna gestita dalla Lipu. Per questo Fratelli d’Italia abbia presentato una mozione urgente per impegnare con il VOTO, speriamo di tutto il Consiglio regionale, il presidente Emiliano e tutti gli assessori ad attivarsi per impedire che quanto scritto sulla carta si trasformi in realtà sfregiando parti del territorio pugliese fra i più caratteristici”. Contrarietà espressa anche dai Verdi del Parlamento Europeo:

“Le scorie nucleari dell’Italia potrebbero venire depositate tra la Basilicata e la Puglia. E’ quanto prevede la Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Parliamo di territori come la provincia di Taranto o le aree interne lucane che già pagano un prezzo altissimo in termini di salute e ambiente, tra siderurgia e Tempa Rossa. Da europarlamentare del Sud urlo il mio dissenso, che è poi quello dei cittadini di questi territori che hanno già manifestato in passato il loro ‘no’ alle discariche di rifiuti radioattivi. A chi governa dico che sareste complici di un altro ‘delitto perfetto’ dopo i casi Tap e Ilva. Invito la cittadinanza, le ong, Regioni e Comuni ad alzare le barricate per difendere territori la cui vocazione è agricola e turistica. Per quanto mi compete, presenterò osservazioni alla consultazione pubblica e porterò il caso alla Commissione europea in modo da verificare se i criteri seguiti nella redazione della Cnapi rispettano la direttiva Euratom“. Lo dice Rosa D’Amato, eurodeputata del gruppo Greens/Efa al Parlamento Ue (da poco fuoriuscita dal M5S). Ma la contrarietà all’ipotesi di progetto vengono anche dal centrosinistra:

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“Come 17 anni fa dicemmo no con fermezza all’individuazione del sito di Scanzano Jonico, allo stesso modo ci opporremo a questa ipotesi che riguarda i nostri territori”. Così il presidente del gruppo consiliare “Con Emiliano”, Gianfranco Lopane, riguardo all’individuazione, da parte della Sogin, dei luoghi in cui potranno essere stoccati i rifiuti radioattivi. “Abbiamo appreso questa mattina – ha detto Lopane ieri – della pubblicazione della mappa, finora secretata, dei potenziali depositi nucleari sul territorio italiano: 67 siti atomici individuati da Sogin per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi. Tra Puglia e Basilicata sono interessate diverse aree del territorio murgiano, tra le quali Laterza, Altamura, Gravina, Matera, Montescaglioso, Bernalda. Dispiace constatare come decisioni così importati vengano sottoposte ad enti locali e regioni praticamente a progetti fatti. Crediamo, come gruppo consiliare, che non sia affatto sufficiente una consultazione pubblica di appena 60 giorni. Il nostro è fin da ora un secco no! Nitido è il ricordo del 2003, quando partecipai alla protesta contro l’utilizzo del sito di Scanzano Jonico, quando una mobilitazione popolare di 14 giorni portò al ritiro del decreto del Governo. Anche questa volta non mi tirerò indietro”. E ancora:

“La Puglia e Taranto hanno già dato. Mi auguro che il Governo faccia marcia indietro sui siti nucleari, altrimenti sarà mobilitazione”. È il commento del consigliere regionale del Pd, Michele Mazzarano, alla notizia secondo la quale nella carta dei siti idonei per la costruzione del Deposito nucleare nazionale, la Puglia è stata inclusa con le aree di Gravina di Puglia e Altamura in provincia di Bari e un’altra area che va da Laterza, nel Tarantino, fino a Matera. Si tratta di una scelta incomprensibile – aggiunge Mazzarano – che colpisce al cuore le politiche di rilancio e di sviluppo del nostro territorio, che in questi ultimi anni ci hanno visto pionieri in Italia ed in Europa con le battaglie per decarbonizzazione. Inoltre è una scelta stravagante – prosegue – perché ci si dimentica che l’intera area indicata idonea per i i rifiuti nucleari, e cioè l’area murgiana e che va da Matera fino a Laterza, è rinata in questi ultimi anni grazie alle iniziative messe in campo con Matera Capitale Europea della Cultura. Iniziative che hanno valorizzato la vocazione culturale e turistica del territorio che un sito nucleare come quello previsto dal governo finirebbe con il radere al suolo. Per quanto ci riguarda questa lista è un errore, o sarebbe più appropriato dire un orrore – conclude Mazzarano – che va immediatamente cancellato”. Buona parte della politica pugliese, dunque, sembrerebbe contraria alla costruzione del deposito di rifiuti nucleari nella nostra terra. Anche Legambiente Puglia ha ufficialmente preso posizione contraria all’ipotesi:

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La Puglia viene coinvolta direttamente con ben 5 siti individuati che vanno da Gravina in Puglia(BA) a Laterza (TA) – dichiara Ruggero Ronzulli, direttore di Legambiente Puglia – Ribadiamo con fermezza l’urgenza di avviare un percorso trasparente, partecipato e condiviso col territorio che coinvolga i cittadini, le associazioni, le amministrazioni locali e la comunità scientifica, a partire dalle informazioni contenute nella CNAPI. È essenziale infatti tener conto di ogni singola peculiarità territoriale e del patrimonio naturalistico, archeologico e culturale che va salvaguardato e tutelato. Siamo infatti convinti che i troppi ritardi e la poca chiarezza che hanno caratterizzato fino ad ora questo lungo e complesso percorso rischiano di far partire il tutto con il piede sbagliato. Formalmente da oggi ci sono 60 giorni per produrre delle osservazioni da parte del pubblico al lavoro fatto” – concludono da Legambiente Puglia. Ma cosa possono fare i comuni cittadini? A tal proposito, riportiamo qui il link al sito web di change.org attraverso il quale alcuni cittadini hanno aperto una petizione online per esprimere la propria contrarietà al progetto. Qui sotto, invece, riportiamo i link ad alcuni servizi televisivi pubblicati su YouTube:

 

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