Attentato in Puglia: esplosione in sala giochi causò un morto. Condannati a 30 e 18 anni di carcere

Il mandante ed uno degli esecutori materiali dell’attentato dinamitardo al circolo privato “Green” di Altamura, sono stati colpiti da condanne definitive.

Con la decisione della Corte Suprema di Cassazione del 04.06.2021, che ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dagli imputati, è divenuta definitiva la sentenza della Corte d’Appello di Bari che, in data 16.10.2019, in riforma della sentenza, datata 03.05.2018, della Corte di Assise di Bari, aveva riconosciuto gli stessi colpevoli dei delitti contestati, a vario titolo -tra l’altro- di “omicidio volontario con dolo eventuale” e “tentato omicidio plurimo”, “detenzione porto in luogo pubblico ed esplosione di ordigno”, con l’aggravante del c.d. metodo mafioso. I due imputati, uno già detenuto in carcere e l’altro in regime di arresti domiciliari, sono stati arrestati dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari.

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Il provvedimento odierno costituisce l’epilogo dei processi avviati a seguito delle indagini condotte, negli anni 2015-2016 dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese, dopo l’esplosione di un ordigno confezionato con 800 gr. di tritolo e collocato presso un circolo privato  di Altamura, avvenuta il giorno 05 marzo 2015 che cagionò la morte di un giovane ed il ferimento di altre sette persone, tutte vittime innocenti estranee ai fatti ed al contesto in cui erano maturati.

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L’attentato fu determinato dalla volontà di uno degli arrestati –mandante del delitto, condannato in via definitiva alla pena di anni 30 di reclusione – di riprendere il controllo del gioco d’azzardo in Altamura con metodo mafioso, danneggiando il locale del suo concorrente con un’azione eclatante, utilizzata come strumento per affermare il suo predominio nella malavita organizzata di Altamura. La condanna è divenuta definitiva anche per l’altro arrestato, che dovrà scontare una pena di anni 18 di reclusione, quale esecutore materiale del fatto assieme ad un terzo soggetto, il quale aveva optato per il rito abbreviato ed era stato condannato alla pena di 20 anni di reclusione con sentenza già passata in giudicato.

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