“Così abbasseremo la tassa rifiuti” – Bari produce gas, energia e compost con i rifiuti organici staccandosi dai privati e diventa indipendente dallo smaltimento rifiuti. Ecco come funziona l’impianto anaerobico pubblico autonomo – VIDEO

Bari sarà una città autonoma dal punto di vista della gestione dei rifiuti organici. Lo conferma il Sindaco Antonio Decaro attraverso un impianto di trattamento di tipo anaerobico recentemente costruito presso l’area gestita da Amiu:

Si tratta di un impianto che garantirà il trattamento di 48.000 tonnellate di rifiuti – di cui 40.000 organici dalla raccolta differenziata e 8.000 da sfalci dell’erba – all’anno. Il risultato è un compost adatto all’uso di fertilizzante dal quale il Comune potrà trarre profitto mediante la vendita, con un ritorno economico per l’ente pubblico e la riduzione notevole dei gas emessi dai veicoli per il trasporto dei rifiuti (e quindi, anche una riduzione di spesa) che consentirà all’ente comunale di abbassare la tassa rifiuti. Al contempo, lo stesso impianto potrà produrre – sempre mediante il trattamento anaerobico dei rifiuti – anche biogas e quindi energia. AMIU PUGLIA S.p.A sta impiegando fondi pubblici nella misura di € 11.000.000,00 (al quale si aggiungono ulteriori milioni di euro forniti da Amiu per un totale di 15 milioni di euro) per la realizzazione di un impianto di digestione anaerobica presso la propria sede su mandato dell’Agenzia Territoriale della Regione Puglia a valere sul POR PUGLIA 2014-2020. Come riporta Amiu, la digestione anaerobica si svolge in reattori chiusi (i digestori):

i rifiuti vengono “digeriti” e miscelati con dei batteri; il compost così ottenuto in un secondo momento viene trasformato in biogas. Dal compost ricavato dal processo si ottiene infatti metano che poi unito all’anidride carbonica (ottenuta sempre nel processo di compostaggio) genera biogas che può essere infine trasformato in energia termica oppure in energia elettrica se immesso in motori azionanti gruppi elettrogeni. In particolare, i camion di AMIU destinati alla raccolta della Forsu scaricheranno i rifiuti organici in apposite aree di conferimento dell’impianto, presso le quali avverrà una prima vagliatura della qualità della biomassa: i rifiuti non idonei vengono scartati mentre quelli utilizzabili vengono stoccati e conferiti quotidianamente al sistema di pretrattamento. Nella fase del pretrattamento i materiali verranno sfibrati e il materiale organico verrà quindi diluito con acqua e avviato verso una vasca di sedimentazione, dove verranno ulteriormente separati gli inerti come sabbia e vetro. Il rifiuto organico così trattato e “pulito”, che assume la forma di una polpa più o meno densa, sarà stoccato per la maturazione in una pre-vasca:

dalla pre-vasca la polpa proseguirà il suo percorso verso i due digestori, che lavorano in parallelo e dove le diverse famiglie di microorganismi degradano i rifiuti producendo biogas e digestato. Il digestato verrà convogliato al post-fermentatore dove ulteriori microorganismi completano il processo della degradazione e ne garantiscono la completa “maturità” . Alla fine del processo il digestato viene infine stoccato in apposite vasche per essere fornito agli agricoltori locali che lo utilizzano com ammendante liquido di alta qualità. Il biogas invece lascerà il digestato accumulandosi nella cupola dei digestori, per  essere trasformato in energia elettrica, con l’utilizzo di motori e sarà destinata ad autoconsumo oppure ad essere immessa nella rete. L’energia elettrica prodotta dalla digestione anaerobica viene considerata una forma di energia verde:

Dato che il gas non viene rilasciato direttamente nell’atmosfera e l’anidride carbonica deriva da fonte organica caratterizzata da breve ciclo del carbonio, il biogas con la sua combustione non contribuisce all’aumento delle concentrazioni atmosferiche di CO2 e grazie a ciò viene considerato una fonte energetica a basso impatto ambientale. La produzione di biogas non avviene in modo costante, durante il processo della digestione anaerobica; il livello massimo viene raggiunto durante la fase centrale del processo. Nelle prime fasi della digestione la produzione di biogas è minore, perché i batteri non si sono ancora riprodotti abbastanza. Verso le fasi finali, resta solamente il materiali più difficilmente digeribile, con una conseguente diminuzione della quantità di biogas prodotto. L’utilizzo della tecnologia anaerobica, in luogo di quella aerobica, comporterà la massima riduzione delle emissioni odorigene in quanto l’intero processo di digestione avviene in comparti chiusi, senza apporto di ossigeno. A tal proposito, riportiamo qui sotto il link ad un video diffuso sul web dal Sindaco Decaro:

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