Il cane Bruno ucciso a Taranto, Meloni: «Un atto vile, codardo, inaccettabile». Brambilla annuncia denuncia auspicando processo

Mentre proseguono le indagini per individuare colui che ha provocato l’uccisione di Bruno – il cane molecolare di Taranto che nella sua carriera aveva salvato nove persone, ucciso dai chiodi nascosti all’interno di una polpetta – si registrano le reazioni della politica a livello nazionale. Con un post diffuse sui social Facebook e X, la premier Giorgia Meloni, che in precedenza aveva premiato personalmente Bruno, ha osservato «Una notizia che stringe il cuore, un atto vile, codardo, inaccettabile. Grazie per tutto ciò che hai fatto, Bruno.» – condividendo una fotografia che la ritrae con il cane.

«Chiedo alle forze dell’ordine di compiere ogni sforzo perché il responsabile della morte del cane Bruno sia assicurato alla giustizia e ne risponda secondo le nuove norme della legge Brambilla, che prevede per chi uccide un animale adoperando sevizie o prolungandone volutamente le sofferenze fino a 4 anni di carcere e 60mila euro di multa». Così l’on. Michela Vittoria Brambilla, Nm, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli Animali e della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, commenta la notizia dell’uccisione, avvenuta nel suo centro di addestramento a Taranto, del cane-eroe Bruno. La deputata annuncia anche la presentazione di una denuncia formale per la costituzione di parte civile se, come auspicabile, vi sarà un processo. «Un’esca riempita di chiodi – ricorda l’on. Brambilla – ha dato a Bruno una morte orrenda, lunga e dolorosissima, per l’emorragia interna, proprio a lui che aveva salvato tante vite di uomini. Al pensiero di tale sconfinata efferatezza c’è da vergognarsi di appartenere alla razza umana. Probabilmente chi ha compiuto questo gesto nefando non lo ha fatto per cieca crudeltà, ma con uno scopo preciso, perché Bruno aveva contribuito a far sequestrare cani utilizzati nei combattimenti. A maggior ragione – prosegue la deputata – occorre individuare il colpevole e applicare la pena prevista dalla legge Brambilla. Lo dobbiamo a questo nobile animale, vittima di una mano ignobile e scellerata».

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