Erano a pesca di tonni ma sono stati sorpresi dall’arrivo di un esemplare di squalo mako, scientificamente noto come Isurus oxyrinchus. Si tratta di un squalo appartenente ai Lamnidi, la stessa famiglia del grande squalo bianco (specie rara ma comunque presente anche nel Mediterraneo, come riportato in un precedente approfondimento). Questo predatore marino è comunemente conosciuto con diversi nomi, tra cui squalo mako, mako pinna corta, squalo tonno e ossirina. Il mako si trova principalmente nelle acque tropicali e subtropicali, dove il clima caldo favorisce la sua presenza. Sebbene sia raro nel Mar Mediterraneo, la sua occasionalità in queste acque lo rende un soggetto di interesse per gli studiosi e gli appassionati di fauna marina. Sono alquanto rari ma noti gli avvistamenti avvenuti negli anni anche a largo delle acque pugliesi. Una delle caratteristiche più affascinanti del mako è la sua capacità di effettuare il breaching, un comportamento che consiste nel saltare fuori dall’acqua:
Uno straordinario pesce predatore che va lasciato in pace:
Questo fenomeno è osservabile anche in altre specie di squali, come lo squalo bianco e lo squalo pinna nera del reef. Tuttavia, il mako si distingue per la sua straordinaria abilità di elevarsi fino a 7 metri d’altezza dalla superficie dell’acqua, un’impresa che dimostra la sua potenza e agilità. Il mako rappresenta un esempio straordinario della biodiversità marina e delle meraviglie del mondo sottomarino. La sua presenza, sebbene rara nel Mediterraneo, continua a suscitare curiosità e ammirazione, rendendolo un simbolo della vita marina e delle sue incredibili capacità. Le statistiche dell’ISAF registrano 10 attacchi di squali mako pinna corta contro esseri umani tra il 1980 e il 2024, tre dei quali mortali, insieme a 20 attacchi da imbarcazioni. Molti attacchi che coinvolgono squali mako pinna corta sono considerati provocati da molestie o dal fatto che lo squalo sia rimasto intrappolato in una lenza. Per questo, in caso di avvistamento, è opportuno allontanarsi dall’animale, lasciandolo in pace nel suo habitat naturale. Sul web è stato diffuso un breve filmato che documenta l’incontro ravvicinato avvenuto nell’estate del 2025 a largo delle coste salentine. I pescatori hanno avviato subito le procedure per garantire al pesce predatore di non restare impigliato tra le lenze:
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