Una donna governò Bari per decenni ma non tutti se lo ricordano. La Storia di Isabella d’Aragona + video documentario

Isabella d’Aragona (Napoli, 2 ottobre 1470 – Napoli, 11 febbraio 1524) è stata una delle figure femminili più complesse e orgogliose del Rinascimento italiano. Duchessa consorte di Milano e successivamente Duchessa sovrana di Bari, incarnò lo scontro dinastico tra la casa d’Aragona di Napoli e gli Sforza di Milano. Figlia di Alfonso II di Napoli e Ippolita Maria Sforza, Isabella ereditò dal padre un carattere fiero e l’attitudine al comando, mentre dalla madre apprese la passione per la cultura e le arti.

Un matrimonio difficile e l’ombra del Moro:

Promessa sposa al cugino Gian Galeazzo Sforza già all’età di due anni per suggellare l’alleanza tra Napoli e Milano, Isabella giunse in Lombardia nel 1488. Le nozze furono celebrate con una magnificenza senza pari, culminata nella celebre “Festa del Paradiso”, organizzata da Leonardo da Vinci. Tuttavia, dietro lo sfarzo si celava una realtà coniugale amara: per tredici mesi Gian Galeazzo si rifiutò di consumare il matrimonio, alimentando voci di impotenza o di malefici operati dallo zio Ludovico il Moro. Solo nel 1490 la coppia ebbe il primo figlio, ma i rapporti rimasero tesi, con Gian Galeazzo che arrivò talvolta a percuotere la moglie.

La rivalità con Beatrice d’Este:

A Milano, Isabella si trovò emarginata politicamente dal Moro, che teneva il nipote Gian Galeazzo lontano dal governo. La situazione degenerò con l’arrivo di Beatrice d’Este, sposa di Ludovico, che iniziò a usurpare il ruolo di prima donna della corte. La rivalità tra le due cugine fu accesa: Beatrice godeva dell’amore e del potere effettivo del marito, mentre Isabella viveva in una condizione di subalternità che lei stessa definì “una vita lagrimosa e dolente”. Le tensioni sfociarono in episodi di violenza verbale e fisica, come quando le due duchesse giocarono alla lotta e Beatrice atterrò la cugina. Nel 1492, Isabella fu coinvolta in uno scandalo per aver tentato di avvelenare Rozone, favorito del marito, e Galeazzo Sanseverino, genero del Moro. Ludovico la descrisse come una donna di “mala natura”, piena di superbia e invidia. La disperazione spinse Isabella a scrivere al padre Alfonso un’accorata richiesta di aiuto, denunciando la tirannia dello zio e implorando la liberazione della propria famiglia.

Il governo “illuminato” di Bari:

La morte di Gian Galeazzo nel 1494, ufficialmente per malattia ma con sospetti di avvelenamento da parte del Moro, segnò il punto di rottura. Isabella, rimasta vedova e con figli piccoli, dovette assistere all’ascesa di Ludovico al titolo ducale. Con la discesa di Carlo VIII in Italia, Isabella tentò invano di implorare il sovrano francese di proteggere i diritti di suo figlio Francesco, il “Duchetto”, ma il bambino fu infine portato in Francia e rinchiuso in un’abbazia. Dopo la caduta di Ludovico il Moro e la perdita dei figli (ad eccezione di Bona), Isabella si ritirò nel 1501 nel suo Ducato di Bari. Qui rivelò doti di governante autoritaria ma lungimirante. Trasformò il Castello di Bari, adeguandolo alle moderne tecniche di difesa, e promosse una rinascita economica e culturale. Sotto il suo governo fiorirono i commerci, fu stampato il primo libro a Bari e furono attuate riforme per l’istruzione pubblica e la tutela dei contadini. Tuttavia, la sua politica fiscale fu talvolta oppressiva, specialmente per finanziare la dote della figlia Bona Sforza, futura regina di Polonia.

Personalità, amori e ritratti:

Le fonti coeve descrivono Isabella come una donna dai tratti marcatamente aragonesi, con carnagione scura e un temperamento indomito. Sebbene la storiografia ottocentesca ne abbia celebrato una bellezza ideale, gli ambasciatori del tempo la definirono “negretta e non molto bella”. Durante la vedovanza, le furono attribuiti diversi amanti, tra cui il condottiero Prospero Colonna e il nobile Alessandro Pignatelli.
L’identità di Isabella è stata oggetto di dibattito anche nella storia dell’arte: alcuni ricercatori hanno proposto che possa essere lei il volto dietro la Monna Lisa di Leonardo, sebbene tale ipotesi resti controversa e contrastata dalla critica ufficiale.
Isabella d’Aragona morì a Napoli nel 1524, dopo aver lottato per tutta la vita per i diritti della sua stirpe, venendo sepolta nella basilica di San Domenico Maggiore. Link video:

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