Pomodoro, manca intesa sul prezzo. Cia Puglia: “Ritardo penalizza i produttori”

Mentre al Nord l’accordo quadro ha fissato già a marzo il prezzo del pomodoro da industria (137 euro/tonnellata), al Centro Sud, e quindi in Puglia dove i produttori hanno cominciato da una settimana le operazioni di trapianto, l’intesa non è stata ancora raggiunta. È una situazione che penalizza soprattutto la provincia di Foggia, che rappresenta il 90% della produzione pugliese e circa il 35% di quella totale italiana, ma anche i territori di Brindisi (950 ettari), Taranto (450), Lecce (420) e della BAT (260 ettari).È una situazione di stallo che aumenta le incertezze e le difficoltà del settore”, spiega Rino Mercuri, presidente di CIA Capitanata. “Senza un prezzo di riferimento, i produttori non possono farsi i conti in tasca e sono in grande difficoltà: sono aumentati i costi dell’acqua, in quanto il Consorzio di Bonifica della Capitanata ha ridotto i metri cubi per ettaro. I concimi azotati e il carburante hanno raggiunto costi esorbitanti. sono aumentati i costi dell’acqua, in quanto il Consorzio di Bonifica della Capitanata In questo modo è impossibile programmare”.

ALMENO L’ACQUA C’E’. Nel 2025, la produzione di pomodoro registrò un drastico calo della produzione dovuto alla siccità. Questo causò la riduzione della redditività e forti tensioni tra parte agricola e industria. Nell’aprile del 2025, però, l’intesa alla fine fu trovata e fissò i prezzi al produttore nell’ordine dei 147,5 euro/tonnellata per il tondo e 155 euro per il lungo. “Quest’anno non ci sarà il problema della siccità”, aggiunge Mercuri, “ma i costi di produzione sono aumentati e le proposte dell’industria per il 2026 sembrano orientate al ribasso, seguendo il trend del Nord”.I COSTI DI PRODUZIONE. Molto chiara la presa di posizione di Gennaro Sicolo, presidente di CIA Agricoltori Italiani di Puglia: “Sul pomodoro da industria, al Centro Sud occorre superare questa fase di stallo nelle trattative e trovare quanto prima un accordo sul valore che la parte industriale deve riconoscere ai produttori. Un’intesa che garantisca la giusta redditività agli agricoltori, tenendo ben presenti i parametri economici dei costi di produzione che, come certificato da uno studio del CREA, al Sud sono purtroppo molto più alti rispetto al Nord. Per decidere di trapiantare, è giusto e necessario che i produttori abbiano un minimo di certezze, visto che devono già accollarsi per intero i rischi rappresentati da eventi climatici estremi e dalle crescenti difficoltà nel trovare manodopera. La maggiore incidenza è relativa al costo del lavoro (27% al nord e 29% al sud), al costo lavoro macchine (14% al nord e 17% al sud) e all’acquisto di sementi (14% al nord e 15% al sud). Al di là dell’incidenza, quello che desta particolare attenzione è la notevole differenza che si registra su determinate voci di costo, molto più alte al sud che al nord. Nel Distretto sud, infatti, il costo di acquisto di sementi e piantine segna un +48% rispetto al nord mentre i costi di acquisto e utilizzo di agrofarmaci per la difesa delle colture registrano un +59%. Da evidenziare il costo delle risorse idriche superiore addirittura del 71%. Al sud più elevati anche i costi delle macchine (+68%) per il maggior ricorso al contoterzismo, così come il costo del lavoro (+58%) legato al maggiore fabbisogno di personale per la tipologia di raccolta.